4 marzo 1943

Gianni Morandi e Lucio Dalla (collage di foto Ansa di Riccardo Ruggeri)

 

«Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è, sulle panchine in Piazza Grande, ma quando ho fame di mercanti come me, qui non ce n’è». E non c’è più neanche Lucio Dalla, che di versi illuminati come quelli di “Piazza Grande” ne ha scritti tantissimi, apponendo la propria firma indelebile al grande libro della musica italiana. E alcuni di questi versi Lucio, che proprio oggi avrebbe compiuto 83 anni, li ha scritti insieme a un altro grande della nostra canzone, un italiano ma soprattutto un bolognese. È Gianni Morandi, che insieme a lui ha composto alcuni dei brani più conosciuti della nostra musica in tutto il mondo e che, a "InCronac@", ha voluto ricordare così un amico, ma anche un  immancabile fratello sul palco: «Eravamo amici dal 1963, quando lui cominciava io ero al massimo della popolarità, poi le cose si sono ribaltate negli anni ’70 e ’80. Non abbiamo mai perso la nostra amicizia. Lucio manca tanto». 

Un’amicizia che va anche al di là del palco, condivisa tra gli spalti e le tribune del Dall’Ara. «Siamo andati tantissime volte a vedere il Bologna insieme, è una passione che ci ha sempre uniti», ricorda Morandi. E fu proprio il tifo a farli conoscere nel 1963, quando Gianni incontrò per la prima volta al Teatro Antico di Taormina un giovane Lucio. Era il periodo in cui Dalla stava iniziando a muovere i primi passi nella musica, suonando e improvvisando al clarinetto con i “Flipper”, suo primo storico gruppo. Un incontro che i due avrebbero ricordato per tutta la vita e che poi li avrebbe portati a darsi subito appuntamento per vedere insieme una gara dei rossoblù contro la Spal. 

Da Bologna a Sanremo, il rapporto che ha unito i due cantanti bolognesi ha dato spettacolo anche sul palco della più grande kermesse della canzone italiana, tanto che nel 2012 l’allora conduttore Morandi spinse per avere proprio Lucio in gara. Tra un rifiuto iniziale e più di qualche perplessità per l’apparizione su un palco da cui Dalla mancava dal 1972, quando partecipò per la quarta volta al festival proprio con “Piazza Grande”, alla fine Lucio desistette, accettando di partecipare nella veste di autore e direttore d’orchestra accompagnando Pierdavide Carone con il brano Nanì. Sarebbe stata l’ultima volta di Dalla sul palco di Sanremo. 

Ma il sodalizio non si fermò solo al Festivàl. Furono tantissime le volte in cui i due condivisero il palco, tanto che nel 1998 Gianni e Lucio arrivarono anche a fare una tournée insieme. «Il nostro è stato un rapporto bellissimo, che ci ha portato a stare insieme sul palco anche in un tour, facendo oltre 100 spettacoli», confessa Morandi con commozione. Una collaborazione che arrivò in un momento particolare delle loro carriere, quando Lucio era al massimo del successo, mentre Morandi, pur reduce da un periodo difficile, aveva appena conquistato la vittoria del Festival di Sanremo con “Si può dare di più”, insieme a Umberto Tozzi e a Enrico Ruggeri. I due decisero quindi di unirsi in un sodalizio indimenticabile, che portò anche allo storico album “Dalla/Morandi”, un disco da 15 tracce in cui compaiono riarrangiamenti di grandi successi come  “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, e brani inediti come “Vita”, con cui il cantante di Monghidoro si è appena esibito sul palco dello scorso Festival di Sanremo assieme al figlio Tredici Pietro, regalando uno dei momenti più toccanti della serata cover. Un brano talmente emozionante da essere proposto anche a Mina, che però rifiutò, e che si conclude così: «Siamo angeli, con le rughe un po’ feroci sugli zigomi, forse un po’ più stanchi ma più liberi, urgenti di un amore che raggiunge chi lo vuole respirare». E noi non ci stancheremo mai di respirare l’amore che traspare dalle canzoni di un artista indimenticato e indimenticabile, i cui versi vivono ancora tra le strade e i portici di Bologna. La sua Bologna.