L'omaggio
Lucio Dalla (foto Ansa)
«Lucio è stato un artista imperscrutabile, indefinibile, al di sopra di qualsiasi talento. Aveva anche una capacità incredibile di improvvisare con il clarinetto, facendo credere a tutti che in realtà lo sapesse suonare. Oltre a essere un grandissimo artista, è stato anche il più grande racconta balle della storia». È con ironia ma anche con affetto che Giorgio Comaschi ricorda, attraverso anche il tour dei luoghi della città ai quali era legato, il grande personaggio di Lucio Dalla, scomparso il primo marzo di quattordici anni fa, e che oggi avrebbe compiuto gli anni. Il 4 marzo 1943 è il giorno in cui nacque e che dà il titolo alla sua celeberrima canzone.
Un artista che, secondo Comaschi, «manca tantissimo anche nel panorama musicale contemporaneo. Quelle di oggi sono canzonette che non riesco a comprendere e che non hanno niente a che vedere con grandi cantautori come lui». È una nostalgia, quella verso Lucio, che coinvolge ogni angolo e ogni anima di Bologna, perché anche se «uno non è profeta in patria» come ricordava sempre Dalla, «lui potevi vederlo girare ovunque per tutta la città», racconta Comaschi. «Anzi quelli che come me lo conoscono benissimo sostengono che se domani mattina lo dovessimo incontrare per caso in qualche piazza non ci stupiremmo assolutamente».
Erano tanti i luoghi di Bologna che Lucio frequentava, ma alcuni li viveva con particolare affetto: «Una volta c’era l’Osteria della Chiesa, in cui Dalla andava spessissimo, mentre in centro andava sempre a mangiare alla trattoria Cesari. Ovviamente lo potevi incontrare anche in Piazza Grande, solo che lui si vestiva da prete per non farsi riconoscere». Un ricordo, quello di Comaschi, che proviene da una persona che conosceva Lucio benissimo: «Ci siamo incontrati tantissime volte, soprattutto quando facevo il giornalista, e con lui mi lega un rapporto di grandissima stima e affetto». «Ricordo una volta quando andammo insieme in vacanza a Milo e parlavamo del Bologna, che lui affettuosamente chiamava “Bolognetto” e che seguiva a casa sua in uno dei primi grandi schermi televisivi. È una passione che ci ha accomunato per tanto tempo, dato che condividevamo anche il nostro idolo, che era Ezio Pascutti». «Una cosa che facevamo spesso era quella di aggiornare la nostra personale classifica dei primi cinque cretini bolognesi, che stilammo per l’ultima volta un mese prima della sua morte». Ovviamente i nomi dell'ultima lista.
Un aneddoto curioso di Lucio riguarda il campanello della sua casa in Via d’Azeglio, che ancora oggi conserva sul campanello il nome di “Commendator Domenico Sputo” . «Lucio sosteneva di essere uno dei più grandi sputatori della storia, tanto che faceva anche delle gare. Il soprannome lo scelse per quello». E chissà se Lucio avrebbe apprezzato l’ultimo Festival di Sanremo: «Assolutamente no - ipotizza Comaschi - anche se lui era uno strano, a cui piaceva tantissimo vendere più dischi degli altri. Per esempio, avrebbe voluto riscrivere tantissime volte “Attenti al Lupo”, che seppur non sia assolutamente un pezzo alla sua altezza, lo ha fatto vendere tantissimo». E su quale sia il ricordo che lo lega di più a Dalla, Comaschi non ha dubbi: «Nel 1991 mi chiesero di fare Galagol su TeleMontecarlo, dopo che ebbi la possibilità di seguire i mondiali di calcio nel '91. A quel punto, Scalfari mi mise davanti a un bivio: “O il giornale o la televisione”». «Poco dopo - racconta Comaschi - parlai al telefono con Lucio, che mi disse: “E’ come se ti avessero chiesto di scegliere tra tre chili di pomodoro o volare. Tu devi volare”. Ci rimuginai su, e dopo poco mi licenziai da "Repubblica"».
Per ricordare la grande figura di Dalla, stasera c'è anche un’ importante festa: il sipario del Teatro Arena del Sole si alzerà su "Liberi", evento live della quarta edizione di "Ciao Rassegna Lucio Dalla". Un appuntamento speciale su invito, ideato e prodotto da "Qn-Quotidiano Nazionale" e da "il Resto del Carlino" in collaborazione con la Fondazione Lucio Dalla, che alle 21 dà vita a una serata capace di intrecciare musica, parole e visioni nel segno di un artista che continua a parlare al presente. Questi saranno gli artisti che prenderanno parte alla serata: Paola Iezzi porterà una testimonianza personale del suo incontro con Dalla, ricordando il dialogo artistico nato quando era giovanissima e il desiderio dell'artista di duettare con lei in Piazza Grande. Nel tempo Iezzi ha reinterpretato brani simbolo come "La sera dei miracoli" e "Canzone" e, sul palco di "Liberi", proporrà in esclusiva due pezzi del repertorio di Dalla. Accanto a lei, ci sarà Malika Ayane che racconterà il proprio percorso improntato alla libertà espressiva e si esibirà in una performance dedicata all'artista. Lo sguardo culturale e storico sarà invece affidato a Walter Veltroni, che offrirà una riflessione sull'impatto di Dalla nell'immaginario collettivo del Paese, portando anche la propria esperienza di regista del documentario "DallAmeriCaruso - Il concerto perduto", capace di riportare alla luce uno dei momenti più affascinanti del percorso artistico del cantautore bolognese.