giustizia
Si voterà il 22 e il 23 marzo, un'immagine della Giustizia (foto Creative commons)
«Un referendum? Ma a Bologna o in tutta Italia?», si ferma e chiede stupito un ragazzo, per poi correre via veloce sotto la pioggia e la nebbia che nell’ultima settimana hanno afflitto Bologna. È un unicum: quasi il 90% delle persone intervistate oggi (alla fine sono state 112) sa, oggi, che tra due mesi sarà chiamata alle urne per votare un referendum sulle carriere dei magistrati. Nel via vai della vita quotidiana, nel posto più di passaggio di Bologna, nel corridoio sotto le due torri, non è semplice fermare i cittadini e abbordarli per fare una semplice domanda: «Sapete che tra due mesi si vota un referendum sulla giustizia?».
Il tentativo di parlare con più di 500 persone è stato necessario e appena sufficiente a ottenere 112 risposte…e per la maggioranza di donne giovani, tra i 20 e i 30 anni. Il meteo non ha aiutato. Un avanti e indietro continuo sotto impermeabili, cappotti e ombrelli, gente a capo chino per sfuggire alle intemperie. Altri che, anche nel passeggio tranquillo del fine settimana, sono tutto a un tratto “di fretta” e aumentano il passo, diffidenti. In particolare, non è semplice parlare con le persone più anziane, che pure rappresentano la maggioranza dell’elettorato. Un uomo distinto si avvicina incuriosito, «Signorina, cosa sta facendo?». «Sono una giornalista, le va di rispondere velocemente a una domanda?». «Una risposta non si nega a nessuno». Un altro, che passeggia con calma, esprime il suo disappunto, in maniera un po’ qualunquista. «So che c’è un referendum… ma non voterò. I politici fanno tutti schifo». Anche un ragazzo risponde che non voterà, «perché non mi interesso di politica», esprimendo forse quello che è un tema che sarebbe da prendere in considerazione: la distanza della politica dai più giovani.
Cinque ragazze che chiacchierano tra loro rispondono volentieri. «Certo, sappiamo che c’è un referendum, chi non lo sa?» Aggiungono però che è possibile che non riescano a votare. Studiano a Bologna ma provengono da altre parti d’Italia, e il governo non ha previsto, almeno non ancora, il voto per i fuorisede. Se lo augurano, ma mancano due mesi, e per un fine settimana non conviene, soprattutto economicamente, tornare al proprio luogo di origine.
A Bologna, in zona universitaria, è facile pensare che qualcuno fermo in piedi, con dei fogli e una penna in mano, voglia chiederti il numero di telefono per convincerti a iscriverti a una delle tante associazioni universitarie, o tenti di chiederti dei soldi. Molti alzano le mani, come a dire “non compro niente”, qualcuno proprio lo dice, «non mi interessa». Alcuni cambiano strada apposta, facendo improbabili zig zag, altri fingono di parlare al telefono e di essere coinvolti in animate conversazioni… magari anche proprio di politica. Chi esce dalla libreria Feltrinelli, magari dopo aver comprato un libro, è più disposto all’ascolto e a rispondere anche, in maniera convinta, che sia di un sì o di un no. Pochi, in generale, argomentano. Emerge solo la decisione netta della X che andranno a porre sulla scheda. I bolognesi, comunque, appaiono interessati al tema. Molti ancora non sanno cosa voteranno, ma dicono di avere a cuore la questione, e che prenderanno tempo per informarsi. Anche nel tran tran quotidiano.