Festival
Carlo Conti, Laura Pausini e Tredici Pietro (foto Ansa)
Tredici Pietro promosso tra sette e otto, insufficienza piena, invece, per Elettra Lamborghini che rimane intorno al 5. Luca Barra, professore ordinario del DAR (Dipartimento delle Arti dell’Università) di Bologna, ha dato la sua opinione da esperto di produzione televisiva sulla serata inaugurale dell’edizione del Festival di Sanremo.
Si è prestato poi al gioco della “pagella”, dopo aver precisato che si tratta esclusivamente di sue opinioni personali. Questa volta, infatti, i voti che gli abbiamo chiesto di attribuire non sono stati quelli che assegna nella sua routine da professore universitario, ma abbiamo voluto che indossasse i panni da critico musicale per dare una sua personale valutazione alle esibizioni della prima puntata.
Partiamo proprio da quest’ultima, più precisamente con le valutazioni per i due cantanti bolognesi: Tredici Pietro ed Elettra Lamborghini.
«Tredici Pietro è una delle canzoni che, per quanto possa valere un primo ascolto, mi ha colpito di più. È uno di quei brani che secondo me continueremo a sentire anche dopo il Festival. L’ho riascoltato anche nella versione in studio e mi ha confermato questa impressione. È un’operazione interessante perché tiene insieme il suo mondo, il suo linguaggio, ma allo stesso tempo strizza l’occhio al pubblico di suo padre, Gianni Morandi. Nel ritornello, in particolare, c’è un recupero di una certa tradizione melodica. Inoltre, tra gli autori c’è anche Antonio Di Martino, e questa componente più cantautorale si sente. Nel complesso è una delle proposte che mi hanno incuriosito e convinto di più: per questo mi sento di dargli tra il 7 e l’8.
Elettra Lamborghini, invece, è un discorso diverso. Anche la sua è una canzone che probabilmente sentiremo molto, ma per ragioni differenti. È un brano fortemente legato alla dimensione performativa: punta sulla messa in scena, sull’energia, sulla componente più spettacolare. In un contesto come Sanremo, però, il canto dal vivo pesa molto di più rispetto al prodotto in studio, e questo fa la differenza. Diciamo che, nel mio personalissimo cartellino, siamo intorno al 5».
Nella sua personale “top tre” appaiono Fulminacci, al quale assegna un 9, Maria Antonietta e Colombre con 8, e 8 anche per Ditonellapiaga. Leggermente diverso è stato il suo commento della “flop tre”: «Quelli che mi sono piaciuti di meno, purtroppo sono tanti, sceglierne tre è complicato. Correggo il tiro elencando quelli che secondo me potevano dare qualcosa di più. Quindi direi Gassman e Nigiotti, ai quali assegnerei tra i 2 e il 3 e poi aggiungerei, come già detto, Elettra».
Barra allarga poi lo sguardo all’edizione nel suo complesso: «Questa mi sembra un’edizione un po’ pigra, ma non è una dinamica nuova, capita spesso nelle seconde edizioni dello stesso conduttore e direttore artistico. C’è una mancanza di entusiasmo, una sensazione di stanchezza che riguarda un po’ tutto». Per fare queste osservazioni, non era necessario guardare la prima serata, lo si poteva intuire già prima a partire dalle scelte del cast, spiega il professore: «Già nella composizione dei partecipanti mancavano i nomi di prima fascia, quelli che rappresentano la parte più trasversale della musica contemporanea. Negli ultimi anni, con Amadeus, questa cosa c’era molto di più». Anche il numero di brani in gara non lo convince: «Trenta canzoni sono tante. Dopo averle ascoltate, posso dire che diverse potevano tranquillamente non esserci».
Sul piano dello spettacolo televisivo non mancano le critiche. «Ieri ha mostrato tutte le sue carenze. È stata una rassegna di canzoni, come è giusto che sia, ma messa tutta in sequenza, con l’attenzione rivolta più ai tempi e alla velocità che alla costruzione di un racconto». Barra cita i vari momenti della serata – dagli ospiti agli spazi più istituzionali – ma sottolinea: «Per ora non si vede un insieme. Sanremo trae la sua forza anche da questo intreccio di elementi, e ieri non è emerso».
Ma cosa si dice sul conduttore? «Conti fa Conti. È un professionista consumato, mago nel rispetto dei tempi, nel dare ritmo alle cose». Ma aggiunge subito una riserva: «A Sanremo ci aspettiamo anche altro. Possiamo tollerare qualche sbavatura o qualche rallentamento se ne vale la pena. Qui invece si è chiuso addirittura quindici minuti prima, risparmiando tempo, ma perdendo un po’ lo spettacolo». Il problema, secondo Barra, è il tono uniforme: «Si passa da un omaggio solenne a una battuta leggera senza mai fermarsi davvero, usando sempre lo stesso registro». Una nota positiva riguarda la conduttrice Laura Pausini: «Mi ha stupito in positivo. Si vede che si è preparata molto ed è stata molto sul pezzo. C’è stata anche una mezza gaffe, ma lei ha controllato la situazione benissimo. Sta gestendo il ruolo di co-conduttrice in maniera seria ed efficace».
Ma guardiamo ora al futuro del Festival: «Si parla di un ritorno di Amadeus, ma è difficile. Forse non è passato abbastanza tempo dalle sue cinque edizioni». Tra i nomi più accreditati c’è quello di Stefano Di Martino. «È una figura fresca, con una competenza televisiva evidente e una popolarità trasversale. Il problema è che bisognerebbe separare il ruolo di conduttore da quello di direttore artistico. La conduzione femminile andrebbe finalmente presa sul serio». Tra le ipotesi cita Antonella Clerici e poi aggiunge: «A me non dispiacerebbe vedere Giorgia, magari affiancata da una figura maschile. È credibile, popolare, molto legata alla musica pop ed è pronta per un ruolo del genere».
«Negli ultimi anni Sanremo è andato eccezionalmente bene, con numeri impensabili per la televisione di oggi. – specifica il professore - Il calo rispetto allo scorso anno è evidente, si sono persi circa due milioni e mezzo, tre milioni di spettatori». Ma il dato va contestualizzato. «Dieci milioni restano tantissimi. Potrebbe essere l’inizio di una fase diversa, forse gli spettatori si sono stufati, oppure la proposta di quest’anno non è stata ritenuta abbastanza interessante, né per le canzoni né per lo spettacolo».
Sui pronostici il professore rimane cauto: «La strada è lunga e a Sanremo le cose cambiano sera dopo sera. Un sospettino su Sal Da Vinci ce l’avrei». E conclude: «Potrebbe funzionare anche in chiave Eurovision, proprio perché è una proposta più classica. Ma, personalmente, spero in tutt’altro, mi piacerebbe vincesse Ditonellapiaga».