La città

Graffito in via Belmeloro nel quartiere universitario (tutte le foto sono di Edoardo Cassanelli)

 

La battaglia contro il vandalismo grafico ripartirà dal quartiere universitario. Il sindaco Matteo Lepore, in vista della scadenza del suo mandato e delle elezioni comunali 2027, ha deciso di muovere guerra contro il degrado del centro storico, e tra i punti del suo programma di riqualifica ci sono proprio la pulizia e la protezione dei muri dai graffiti. L’obiettivo del Comune sarebbe quello di cercare di garantire il decoro e la qualità degli spazi pubblici più affollati della città, in nome della vivibilità urbana. Le aree di partenza selezionate dal Comune per il restauro, pianificato per il biennio 2026/2027, sono molte e ben distribuite sulla mappa del capoluogo. Ecco nel dettaglio alcuni dei luoghi universitari che saranno oggetto di pulizia: naturalmente l’arteria principale, via Zamboni, fino alla Porta San Donato, Piazza Verdi (in funzione della riapertura al pubblico del Teatro Comunale nei primi mesi dell’anno prossimo), via del Guasto, via delle Belle Arti, dove hanno sede l’Accademia e la Pinacoteca, via Belmeloro e via Petroni, che sfocia in Piazza Aldrovandi. La rete d’azione si allargherà dal centro verso altre vie e piazze, come Piazza XX Settembre e via Nazario Sauro, questa a partire dall’incrocio tra via Belvedere e la chiacchierata via Riva Reno, appena rinata con tanto di rotaie del tram e scoperchiatura del canale.

La questione della zona attorno all’Alma Mater, da sempre nota per i suoi graffiti, si preannuncia una sfida non indifferente, data la grande concentrazione di studenti da tutto il mondo e quindi il viavai continuo di persone, tra queste parecchie con la bomboletta spray a portata di mano e la sindrome da imbrattatura compulsiva. Un fenomeno che negli anni ha portato alla costruzione, in senso culturale, di un’“estetica” ribelle, di lotta, piuttosto peculiare del polo universitario di Bologna, nonostante gli uffici preposti dell'Ateneo si occupino ogni giorno della pulizia delle proprie mura, spendendo tra i 120 e 130mila euro all'anno, come ha ricordato a InCronac@ il rettore Giovanni Molari. A marchiare gli edifici non sono soltanto banali scritte e scarabocchi, dai quali bisogna distinguere murales e stencil artistici, ma anche frasi ingiuriose e sintomo di violenza, dalle minacce di varie fedi politiche, o anarchiche, a messaggi di razzismo e antisemitismo (gli esempi nel Ghetto ebraico, vicino a via Zamboni, in questo caso sono numerosi).

Un tema dunque aperto e annoso, quello del graffitismo. La questione riguarda la pulizia in sé, ridipingere i muri, restaurare gli edifici storici (implicano maggiori cure e, di conseguenza, più soldi), e in quale modo verranno predisposti i controlli a lavori ultimati, affinché dopo pochi giorni non torni tutto come prima.

Abbiamo fatto un passeggiata lungo le vie che saranno oggetto dell'intervento del Comune e dell'Alma Mater. Ecco come si presentano i  muri e monumenti della cittadella universitaria marchiati dai graffiti.

 

Uno scorcio di Piazza Verdi

 

 

L'inizio di via delle Belle Arti, tra scritte e volantini

 

 

Messaggi di protesta su una colonna nel quartiere del Ghetto ebraico

 

 

Particolare dell'ingresso della Basilica di San Francesco imbrattato da una bomboletta spray

 

 

Frasi a effetto su un muro a due passi da via Zamboni

 

 

Ritratto del cantautore Francesco Guccini in via San Vitale