Il Quindici

Una scena dello spettacolo "Lisistrata" (foto Ansa)

 

Grovigli di fili rossi scendono dal soffitto come ragnatele di sangue. Sul palco, altri fili rossi raccolti intorno a rocchetti di legno, simboli di Storia e memoria. Una donna, sfoggiante una veste rossa, rievoca parole di mito, inglobata da una luce calda. Così incomincia “Lisistrata”, opera del commediografo greco Aristofane, andata in scena al Duse per la regia di Serena Sinigaglia e con protagonista l’attrice Lella Costa. È in corso la guerra del Peloponneso, le massime forze militari dell’epoca, Atene e Sparta, si battono senza esclusione di colpi, lasciando le proprie famiglie orfane degli uomini. Un’ateniese, Lisistrata appunto, escogita con altre donne, tra cui una spartana, Lampitò, un piano originale per riportare la pace sui due fronti avversari: lo sciopero del sesso. L’idea, dopo varie vicissitudini tragicomiche e la presa dell’Acropoli da parte di questo gruppo di donne, funziona, e gli uomini, causa l’astinenza, cedono al loro volere. Lisistrata rammenta al popolo unito le radici comuni della grande terra di Grecia e la pace viene ratificata. Lisistrata/Costa e il suo coro di “mummie” – tre uomini e tre donne che interpretano pure i personaggi effettivi della commedia – nel corso dello spettacolo diventano spesso voci fuori trama e raccontano al pubblico le loro continue rievocazioni, che proseguono da 2500 anni, dello sciopero del sesso, in modo da far ricordare al mondo l’inutilità delle guerre e il bisogno della concordia per far funzionare la civiltà. Tra battute sferzanti sulla sessualità maschile e frecciate al nostro assurdo e sanguinoso presente, la “Lisistrata” della magistrale Lella Costa si dimostra un’interessante rivisitazione della storia originale di Aristofane, senza sconvolgerla, bensì adattandola con precisione alla contemporaneità, facendo risaltare il suo messaggio ironico e disincantato di pace, che si può ottenere persino attraverso un atto di ribellione travestito da provocazione.

 

La recensione è tratta dal n. 14 di "Quindici" del 26 febbraio 2026