Criminalità
Il presidio di Libera davanti alla Corte d'Appello di Bologna (foto di Alberto Biondi)
Quindici processi per mafia in dieci anni, più di mille beni confiscati e oltre cento misure interdittive antimafia in Emilia-Romagna, un record per l'Italia. Eppure, il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), con una delibera, la scorsa settimana, ha deciso di premiare solo i magistrati del Sud Italia che hanno avuto esperienze nella Direzione distrettuale antimafia (Dda), dimenticando i loro colleghi del Nord. Libera, l'associazione fondata da don Luigi Ciotti, non ci sta e oggi ha lanciato un flash mob-presidio proprio davanti alla Corte d’Appello di Bologna, in Piazza dei Tribunali.
I partecipanti si sono ritrovati intorno alle 12 sotto lo slogan “Non solo Sud. Le mafie sono anche qui” per denunciare un abbandono istituzionale immotivato e per nulla necessario. «Le mafie sono anche qui, e non ci sono solo come infiltrate ma come presenza radicata che condiziona vita sociale ed economia - dice Andrea Giagnoli, referente di Libera Bologna -. La delibera del Csm è un segnale importante dal punto di vista dei premi ma non può escludere il Centro e Nord Italia. Dal nostro punto di vista non si può più misurare la presenza mafiosa in un territorio con il numero di regimi 41-bis e con il criterio di scioglimento dei comuni per mafia. I segnali purtroppo sono tanti e vanno individuati. La delibera del Csm si inserisce, purtroppo, in un clima di sempre più sottovalutazione della presenza economica delle mafie nei territori anche da parte del Governo». E a questo punto l'associazione snocciola i dati sulla penetrazione mafiosa. sui sequestri e sulle misure interdittive ordinate dai magistrati della Dda lungo la via Emilia.
Libera non è sola in questo appello ma si fa portavoce di un’ampia rete antimafia che conta Cgil, Cisl e Uil, Anpi, Arci, l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980, Cooperare con Libera terra e Legambiente per segnalare che le mafie sono qui, sono radicate e sono un problema non solo per Libera (che è un’associazione prettamente antimafia), ma per tutte le realtà che si occupano di territorio, diritti del lavoro, ambiente e memoria.