Europarlamento

Elisabetta Gualmini (foto Ansa)

 

L’annuncio ufficiale arriverà lunedì prossimo con una conferenza stampa a Bologna, ma i giochi sembrano ormai fatti: secondo diverse fonti parlamentari citate dall'Ansa, l’eurodeputata bolognese del Pd Elisabetta Gualmini lascerà i Dem per entrare in Azione, il partito di Carlo Calenda, e passare dal gruppo dei Socialisti e democratici a quello di Renew Europe. Il quel caso Gualmini diventerebbe così la prima europarlamentare italiana della compagine liberale. Alle scorse elezioni europee né la lista Stati Uniti d’Europa (composta dai renziani e +Europa) né Azione riuscirono a superare la soglia di sbarramento del 4% per entrare all’Europarlamento.

Con l’addio di Gualmini, la delegazione italiana perderà il primato nel gruppo socialista, passando da 21 a 20 eurodeputati. «Una decisione molto sofferta ma molto convinta», l’ha definita lei secondo quanto avrebbe detto, sull' Ansa, ad alcuni colleghi, ma i motivi paiono abbastanza chiari. Come riporta "Il Resto del Carlino" tra i motivi dell’abbandono dell’eurodeputata dem, rieletta a Bruxelles nel 2024 e già vicepresidente della Regione Emilia-Romagna nella prima giunta di Bonaccini, il distacco dal suo partito e dal suo riposizionamento recente su un asse «molto identitario». Posizione inconciliabile con il suo profilo da riformista convinta. Problemi di convivenza con il Pd di Elly Schlein, dunque, dalla cui base aveva però ottenuto conferma all’europarlamento con largo consenso, secondo solo a quello di Bonaccini. In particolare è la degenerazione della campagna per il referendum sulla giustizia che sembra aver tolto ogni dubbio a Gualmini. L’escalation di paragoni con Casapound e «il video del Pd che dice che chi vota sì al referendum - è una frase di Gualini riportata da "Il Resto del Carlino" - è un fascista raggiunge forse il punto più basso di qualsiasi polemica politica».

Per parlare di prospettive concrete dopo il suo divorzio dal Pd serve ancora tempo. Sicuramente continuerà il lavoro a Bruxelles. Ieri ha votato sì al prestito di 90 miliardi di euro in due anni per l’Ucraina, e sempre in Europa è stata sfiorata dal Qatargate, coinvolta senza imputazioni e con il Parlamento stesso a confermarne l’immunità. Ma può essere che la sua traiettoria politica passi sotto le Due Torri. Il suo profilo è sempre stato ben considerato da quella parte di centrosinistra insofferente all’attuale amministrazione e al rinnovato patto Pd-Coalizione civica. Non si può certo dimenticare l’appoggio che lei diede, nelle Primarie del centrosinistra del 2021, a Isabella Conti, sfidante di Lepore. Per ora comunque sono semplici ipotesi di stampa che saranno forse più chiare proprio da lunedì.