La polemica

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Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi (foto Ansa)

 

L'ora del referendum si avvicina sempre di più. Il 22 e 23 marzo si voterà a favore o contro la riforma della giustizia e lo scontro diventa ogni giorno più evidente in campo politico. La battaglia tra centrodestra e centrosinistra, a Bologna, è diventata una guerra asimmetrica e senza quartiere tra il governo di Roma e l’amministrazione comunale del capoluogo emiliano, presieduta dal sindaco, Matteo Lepore.

Non è una novità. Le acredini tra Lepore e il ministro degli Interni ed ex prefetto della città, Matteo Piantedosi, vanno avanti ormai da mesi. A partire almeno dalla partita di Eurolega tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv. In quel caso, il botta e risposta tra i due si era infiammato fino ad arrivare a pesanti accuse reciproche. Il tema, allora, era la possibilità di spostare o rimandare un match di pallacanestro che prometteva, fin dall’annuncio, di regalare alla città e al suo centro storico fuoco e fiamme. A nulla erano servite le rimostranze e le paure di Lepore: la partita, per il ministro, si doveva giocare a qualsiasi costo. Nessuno sconto e nessuna concessione ai “violenti” che non volevano che la partita con gli israeliani si giocasse. «Piantedosi vuole mostrare i muscoli», aveva commentato Lepore. Gli scontri e le fiamme, a Bologna, ci furono. Una vittoria, secondo molte valutazioni, per il ministro degli Interni, che in un sol colpo aveva saputo sottolineare che Bologna, “la rossa”, era in mano a violenti e antagonisti.

Il dibattito si è riacceso, qualche giorno fa, sulla questione dei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio. Il Governo aveva ventilato, infatti, l’idea di un nuovo centro in Emilia-Romagna, un’idea presa almeno in considerazione dal presidente della Regione, Michele de Pascale. Di diverso avviso Lepore, che, memore dell’esperienza dei Cpr in Regione (il criticato Cas, centro di accoglienza straordinaria, come si chiamava all'epoca di via Mattei, poi chiuso) ha respinto l’ipotesi scagliandosi contro Piantedosi: «A Bologna il Cpr l'abbiamo chiuso perché era un luogo di negazione dei diritti e soprattutto un grande fallimento nella gestione dell'immigrazione e dei rimpatri».

I temi, sul tavolo, sono tanti. L’amministrazione Lepore si trova a doversi difendere su più fronti, anche a sinistra. Le polemiche sul MuBa (il Museo dei bambini e delle bambine) infiammano il Pilastro e accendono il dibattito. Su sicurezza e immigrazione, temi cari alle destre, Bologna non brilla, cosa che il ministro degli Interni tiene a ribadire ogni volta che ne ha l’occasione. Secondo Piantedosi, infatti, «a Bologna il 48% dei reati è commesso da stranieri». La media italiana è del 35%.

Al di là dello scontro istituzionale con Roma, le tensioni tra destra e sinistra a ridosso del referendum si inaspriscono anche in Consiglio comunale. Ieri, la vicesindaca Emily Clancy è stata contestata da Lega e Fratelli d’Italia perché indossava una spilla che rappresentava lo stato palestinese, senza alcun cenno a Israele. «Trovo alcune semplificazioni che ho letto molto gravi – ha replicato Clancy al "Carlino" –. Dire che, solo per il fatto di indossare la spilla della Palestina, voglio che le persone israeliane muoiano, la trovo davvero una mistificazione dei nostri tempi molto preoccupante. Ho sempre sostenuto il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, da sempre, da prima anche dell’ultimo conflitto. Penso sia importante continuare a denunciare le gravi violazioni dei diritti umani che stanno avvenendo in quei territori anche in questi giorni».

La tempesta, a Bologna, infuria. E il cielo è più nero se si guarda a sud, in direzione Roma.