IL QUINDICI
Il Salone del Torino (foto Ansa)
L’omaggio a Bernardo Bertolucci e al suo film “Novecento” a cinquant’anni dall’uscita nelle sale, cinque case editrici del territorio ospitate nello stand regionale, oltre venticinque incontri tra autori e la presenza di grandi nomi del panorama editoriale come Il Mulino e Zanichelli. Così la Regione Emilia-Romagna si è presentata negli spazi di Lingotto Fiere alla 38esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, che si è tenuto a maggio. Un’edizione dedicata alla scrittrice romana Elsa Morante, il cui testo “Il mondo salvato dai ragazzini” ha dato il nome al tema scelto per il 2026. Come ogni anno, la Regione Emilia-Romagna ha riservato parte dello stand istituzionale ad alcune realtà editoriali indipendenti del territorio. Per questa edizione le case editrici selezionate tramite bando regionale sono state cinque: Antiche Porte Editrice, Capire Edizioni – CartaCanta, Il Vicolo, In Riga Edizioni e Massimo Soncini Editore. Tutte presenti non soltanto con i propri cataloghi, ma anche con incontri e iniziative rivolte al pubblico.
La redazione di InCronac@ si è recata allo stand per raccogliere impressioni e commenti degli editori presenti. «Preferisco la fiera di Roma perché è specializzata in piccola e media editoria, qui rischiamo di essere messi in ombra dalle grandi case editrici», ha spiegato Renzo Casadei, amministratore e titolare di CartaCanta Editore. Di tono diverso la testimonianza di Marissa Zattini, art director di Vicolo Edizioni: «La nostra casa editrice ha ventotto anni, ma questa è la prima volta che partecipiamo a una fiera. Siamo grati alla Regione per averci dato questa visibilità». «Tra i titoli più venduti – ha raccontato Zattini - ci sono sicuramente i libri dedicati ai tarocchi, i cataloghi d’arte e delle mostre che organizziamo e la nostra rivista “Graphie”. Nelle nostre fila abbiamo avuto come autore anche il grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra. In occasione dei suoi novant’anni abbiamo pubblicato un’edizione del capolavoro “Cantèda ad Priamo”, raccolta di canti in dialetto romagnolo dedicati al mito e alla memoria». Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1920, Tonino Guerra è stato uno dei più importanti sceneggiatori europei del Novecento. Collaborò con registi come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Andrej Tarkovskij e Bernardo Bertolucci. Proprio il sodalizio artistico con Tarkovskij contribuì a renderlo molto conosciuto soprattutto in Russia e nell’Europa orientale, dove veniva considerato una figura centrale del cinema d’autore europeo. In Italia, invece, nonostante il prestigio delle sue collaborazioni, il suo nome è rimasto spesso meno noto al grande pubblico.
Tra i titoli più richiesti allo stand di Massimo Soncini Editore spicca, invece, “L’ombra del conte” di Ferdinando Martino, thriller ambientato tra la Riviera ligure e la Toscana. Il romanzo segue le indagini del capitano Ettore Tancredi su una serie di delitti collegati a un antico conte e a un misterioso manoscritto, intrecciando atmosfere noir, memoria storica e riflessioni sul male. Spostandosi tra gli stand indipendenti dell’editoria emiliano-romagnola si incontra anche Minerva Edizioni, dove ad accogliere i visitatori ci sono il fondatore Roberto Mugavero insieme alla figlia Martina. «Il Salone sta andando bene — racconta Mugavero — anche se, dopo tanti anni di presenza qui a Torino, avremmo preferito una collocazione più visibile e non lontana dal corridoio centrale». Nonostante questo, Minerva registra un buon interesse del pubblico, soprattutto per la collana “I libri sperduti”, progetto editoriale dedicato alla riscoperta di classici dimenticati e nuove traduzioni integrali. «Tra i titoli che stanno suscitando più curiosità ci sono opere come “I ragazzi della via Pál”», ha raccontato Mugavero. La collana nasce con l’obiettivo di riportare in libreria opere che nel tempo sono uscite dai cataloghi editoriali o che in Italia hanno avuto una circolazione limitata. Un lavoro di recupero editoriale che punta a riscoprire testi ancora capaci di parlare ai lettori contemporanei. Tra questi anche “Il viaggio per l’Italia di Giannettino” di Carlo Collodi, a cui fece seguito il ben più noto testo sulle avventure di Pinocchio, riproposto da Minerva in una nuova edizione dedicata al pubblico di oggi.
Altra realtà presente con uno stand indipendente è Damster Edizioni, guidata da Katia Brentolini e Massimo Casarini e presente al Lingotto per il quinto anno. Specializzata soprattutto nel noir e nella narrativa investigativa grazie alla collana i Gialli Damster, la casa editrice ha portato alla Fiera alcuni dei titoli più richiesti del proprio catalogo, tra cui “Ritratto di nobildonna” di Bruno Volpi e “Buio di luna”, romanzi che confermano il forte interesse del pubblico per il giallo ambientato nei territori italiani.«Siamo delusi dalla gestione logistica di quest’anno — ha commentato Brentolini — far pagare un euro ai visitatori per avere la cartina della fiera non ci sembra una scelta corretta, visto il costo del biglietto d’ingresso». Una critica condivisa anche da diversi frequentatori del Salone, che sui social e nei blog dedicati alla manifestazione hanno lamentato difficoltà negli spostamenti tra i padiglioni, lunghe code e problemi di orientamento all’interno degli spazi del Lingotto Fiere. Tra le questioni più discusse proprio la scelta di rendere a pagamento la mappa cartacea, mentre la versione digitale risultava talvolta difficile da consultare a causa della connessione debole nei padiglioni. Le polemiche sulla logistica si inseriscono inoltre in un dibattito più ampio sulla capacità del Lingotto di sostenere i numeri sempre crescenti del Salone Internazionale del Libro di Torino. Già nei mesi precedenti all’apertura, il presidente dell’Associazione Torino la Città del Libro, Silvio Viale, aveva parlato di «spazi saturi» e della necessità di ampliare o ripensare il polo fieristico torinese per gestire meglio flussi, servizi e aree dedicate agli incontri. Tra gli ospiti emiliano-romagnoli del salone anche Marcello Fois, presente a Torino per raccontare il suo nuovo romanzo “L’immensa distrazione”, libro che intreccia memoria personale e disorientamento contemporaneo. Durante la presentazione, lo scrittore ha osservato con lucidità le anime del mercato editoriale contemporaneo, soffermandosi sulla crescente presenza di prodotti pensati più per un consumo rapido che per la ricerca letteraria. «Girando per il salone si può osservare tanta paraletteratura affermativa terrificante, come il romance a cui hanno dato uno stand apposito».
Per Fois, tuttavia, il problema non sta nell’esistenza di generi diversi, quanto nella capacità del lettore di orientarsi al loro interno. «Dentro questo Salone ci sono letteratura, mainstream e libroidi - ha spiegato, richiamando una riflessione del critico Gillo Dorfles - non è lecita nessuna crociata, ma sarebbe lecito avere lettori che sappiano distinguere». Nonostante le criticità organizzative evidenziate da editori e visitatori, il Salone Internazionale del Libro di Torino continua a rappresentare un passaggio quasi obbligato per la piccola e media editoria italiana. I numeri della manifestazione — oltre 254mila visitatori registrati nell’edizione 2026, il dato più alto della storia della manifestazione— confermano il ruolo centrale della fiera torinese nel mercato editoriale nazionale. Per una realtà indipendente, essere presenti al Salone significa prima di tutto ottenere una visibilità difficilmente raggiungibile nel resto dell’anno. Un lettore che scopre una casa editrice al Salone può continuare a seguirla nel tempo, ordinare titoli in libreria o partecipare ad altre iniziative culturali. Per molte realtà emiliano-romagnole presenti a Torino, il Salone resta così un investimento più culturale che commerciale: cinque giorni intensi in cui provare a emergere nel rumore del grande mercato editoriale, difendendo un’idea di libro legata alla scoperta, alla cura editoriale e alla costruzione di comunità di lettori.