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Il sindaco Lepore e l'assessore Del Pozzo consegnano la Turrita d'Argento a Giovanna Pesci Enriques, vedova dell'ex presidente della Zanichelli, Federico Enriques (foto di Federico Mosca)

 

«Un imprenditore illuminato, capace di coltivare l'ambiente lavorativo con un approccio metodico, inclusivo e lungimirante». Con queste parole il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ricorda lo storico presidente della casa editrice Zanichelli, Federico Enriques, morto a 84 anni lo scorso 31 marzo sotto le Due Torri. Alla famiglia dell’editore e politico per l’Emilia-Romagna nelle liste dei Democratici di Sinistra, dentro la coalizione dell’Ulivo di Romano Prodi del 2006, è andata la Turrita d’Argento, il massimo riconoscimento civico consegnato dal Comune ai parenti. «Si tratta di una promessa collettiva per continuare a fare di Bologna una città della cultura, della democrazia e della partecipazione», ha aggiunto Lepore.

Durante la cerimonia a Palazzo d’Accursio, in Sala Rossa, il primo cittadino ha onorato la memoria dell’ex amministratore delegato della Zanichelli, fondata nel 1859 a Modena da Nicola Zanichelli, successivamente spostatasi proprio a Bologna in via Irnerio, sette anni dopo, definendolo a tutti gli effetti «una grande figura intellettuale, un uomo colto che ha aiutato la cultura del nostro territorio e lo ha fatto anche a livello nazionale. Abbiamo bisogno di figure come la sua per tornare ai fondamentali, proprio come accade nella pallacanestro», ha continuato il sindaco. Enriques, infatti, è stato da sempre un grande appassionato di basket europeo, motivo per cui non sorprende il parallelismo con lo sport della palla a spicchi, anche in vista della Gara 5 di stasera tra Virtus e Trento che vale l’accesso alla semifinale Scudetto.

Visibilmente commossa anche la moglie Giovanna Pesci Enriques, che nel suo discorso ha ripercorso le tappe fondamentali, e le radici familiari, che hanno segnato indissolubilmente la vita del marito, nato a Udine nel lontano 1941 e appartenente a un’importante famiglia di intellettuali. Dalla sua città d'origine della famiglia materna antifascista, a Ivrea, Torino, Milano fino appunto a Bologna. «Federico ha vissuto con impegno i valori che gli erano stati trasmessi in gioventù e che ha reso sempre più evidenti e tangibili nella realtà della sua vita di tutti i giorni», ha detto la vedova, ricordando come «la politica sia sempre stata al centro della sua visione, nel lavoro, nell'impegno civile e anche nei rapporti personali e familiari».