Il Quindici
Uno scatto dello spettacolo al Celebrazioni (foto Ansa)
Quella dei Momix non è solo danza. È illusione, sogno, arte nella sua massima espressione. Sin da quell’ormai lontano 1980, quando Mose Penldeton, coreografo, fondatore e anima del gruppo di ballerini statunitensi, diede vita a quello che nel corso degli anni è diventato l’esempio più chiaro della ricerca nella contemporaneità dell’espressione corporea. E al teatro Celebrazioni di Bologna i Momix hanno portato in scena “Botanica, Season II”, un inno alla vita e alla indispensabilità degli alberi e della natura. Un omaggio chiaro ed esplicito al rispetto dovuto incondizionatamente a quelle fogli verdi che la vita non solo la preservano ma la perseguono come unica ragione di esistenza. Sul palcoscenico, tra giochi di luce ben studiati, costumi curati nei minimi dettagli e movimenti del corpo emozionali e intensi si ricrea l’atmosfera e il mistero della creazione. La crescita di un fiore, la tenacia di radici che affondano nei terreni anche più ostili, la straordinaria bellezza dei corpi dei ballerini che diventano personificazione della sessualità e dell’amore. Della necessità di ricreare quella luce necessaria alla vita e al concepimento di un’idea. Come in un viaggio onirico che inizia dalle origini del mondo e finisce inevitabilmente nella maestosità di un albero con i suoi rami, protesi verso il blu del cielo e lontani dall’orrore e dalla devastazione del mondo contemporaneo. Un respiro profondo nella pura aria della tecnica che diventa magia, dell’arte che si esprime attraverso la personalizzazione di quella natura così affasciante da lasciare lo spettatore a bocca aperta. Quasi stupito di quello che l’uomo può ancora fare, lontano dalle guerre e dalle negazioni, finalmente libero di accostarsi una volta per tutte a quel verde che diventa una ragione di vita, un’imperdibile occasione di riscatto. Per volare con l’immaginazione oltre quella materialità così statica e vetusta, nell’impareggiabile soddisfazione di far sentire la propria presenza e accorgersi di non essere mai soli.