Covid
L'artista Tarp che illustra la sua opera (foto Sofia Civenni)
Sei anni dalla pandemia di coronavirus. Un’opera, nell’atrio di Palazzo D’Accursio e negli ospedali della città, per ricordarne le vittime. È stata inaugurata in Comune l’installazione artistica “L’umanità”, un’opera collettiva realizzata in piazza Maggiore il 18 marzo 2025 dai cittadini, dai parenti delle vittime e da operatori sanitari e ideata dall’artista Tarp, nome d’arte di Alberto Pratelli, in collaborazione con Atelier del fienile. Una dedica alle 4488 vittime del virus nella città metropolitana, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. «La memoria – ha detto il sindaco Matteo Lepore- è il pilastro su cui si regge il palazzo comunale: da oggi, qui non ci sarà solo la targa per le vittime dei femminicidi, o il ricordo dedicato alla Resistenza, ma anche la memoria di quel che è accaduto durante la pandemia, con i nomi di quanti sono scomparsi».
Quella svelata in comune è solo l’ultima delle tele, già allestite negli ospedali. L’opera, nel suo complesso, è composta da lenzuoli ospedalieri cuciti insieme per una lunghezza di 120 metri. Su questa lunga tela sono stati scritti a mano i nomi e l’anno di nascita di tutte le persone decedute a causa della malattia. A decorarla, volti umani stilizzati per ricordare ogni persona morta e mantenere viva la memoria e l’impatto sociale che ha avuto la pandemia. I lenzuoli, perché questi sono stati l’ultimo oggetto con il quale le vittime sono venute in contatto, in un periodo in cui la sofferenza passava anche attraverso l’isolamento.
Le altre parti dell’installazione diffusa sono visitabili a Bologna nell'atrio dell'ospedale Maggiore, al padiglione 5 del Policlinico Sant'Orsola, al Centro ricerca Codivilla-Putti dell'Istituto Ortopedico Rizzoli e al padiglione Tinozzi dell'ospedale Bellaria, mentre in provincia si trovano negli ospedali di Vergato, Bazzano, Bentivoglio, Budrio, Loiano, San Giovanni in Persiceto e Porretta Terme. Oggi, davanti a ciascuna di queste, sono stati deposti dei fiori.
Ognuno di questi allestimenti è diverso dagli altri, studiato e personalizzato dall’artista. In continuità con il lenzuolo, rimboccato attorno a una tela che gli fa da supporto, c’è una pittura parietale sempre diversa.
«Scene di bambini che giocano tra loro - spiega l’artista - guardano lo spettatore, interagiscono con i volti delle vittime sulla tela. Bambini animati dalla speranza e dal desiderio di accogliere il ricordo di chi non c’è più, in un gioco che oltrepassa i confini della cornice e della morte. Una nuova umanità che è capace di fare tesoro dell’esperienza vissuta».
Il senso è che il bilancio della pandemia, oggi, non può essere solo sanitario, deve anche essere civile. Il timore per Chiara Gibertoni, direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola, e per Anna Maria Petrini, alla guida dell’Ausl di Bologna, è che «il sacrificio di quegli anni sia stato archiviato troppo in fretta in fretta”». «Siamo caduti in una specie di amnesia collettiva - ha detto Gibertoni - e abbiamo dimenticato quel senso di fratellanza che ci univa, pazienti, operatori sanitari, tutti quanti insieme per uscire dall’emergenza. Dobbiamo recuperarlo per onorare le vittime». Inoltre, la direttrice del Sant’Orsola ha criticato la gestione post emergenziale: «Abbiamo rivisto riemergere la poca determinazione in termini di decisioni politiche sul sistema sanitario nazionale, un grande peccato, soprattutto in memoria delle vittime e degli operatori sanitari che si sono trovati ad affrontare un disastro».
Anche Anna Maria Petrini, direttrice generale dell’Ausl di Bologna, le ha fatto eco. «La società uscita dal Covid - ha spiegato - è sicuramente più complessa della precedente e le fragilità emerse avrebbero bisogno di una risposta più efficace e più coraggiosa. Purtroppo non è succeduta un'attenzione adeguata per sostenere la rete della sanità pubblica. Ancora oggi riscontriamo una carenza e una non adeguatezza di finanziamento rispetto ai bisogni della popolazione»