La tragedia

I soccorsi alla centrale Enel di Suviana dopo la strage del 9 aprile 2024 (foto Ansa)

 

Sono passati due anni da quel tragico 9 aprile 2024. Da quell’esplosione alla centrale Enel di Bargi, sul lago di Suviana, che causò la morte di sette operai. L’impianto era in fase di collaudo dopo la conclusione dei lavori di manutenzione straordinaria che avevano portato alla sostituzione di alcune valvole rotative idonee e chiudere i rubinetti del flusso d’acqua proveniente dal lago del Brasimone. Gli operai erano impegnati nella verifica del funzionamento delle valvole in caso di emergenza, assicurandosi della loro chiusura anche in assenza di elettricità grazie alla forza di gravità. L’incendio, l’esplosione, il crollo del soffitto e l’allagamento.

Una tragedia che ricorda un incidente simile avvenuto nel 2009 in Russia, alla centrale idroelettrica di Sajano-Shusenskaja, dove persero la vita 75 lavoratori. Ma anche il precedente disastro di Pont Saint Martin in Valle d’Aosta, nel 1958. A Suviana, dopo il cedimento degli speciali cuscinetti che sostenevano il peso del gruppo idraulico, si è scatenato un vasto incendio, probabilmente causato dal versamento dell’olio in pressione contenuto proprio all’interno dei cuscinetti, ulteriormente innescato dalla distruzione dell’alternatore che ha generato violente scintille. Contemporaneamente alla diffusione delle fiamme, il solaio tra i piani 7 e 8 dello stabilimento è crollato e l’acqua ad alta pressione ha invaso i vani della centrale lasciando sommersi i sette operai recuperati poi nei giorni successivi dai Vigili del Fuoco. Vincenzo Franchina, Mario Pisani, Pavel Petronel Tanase, Adriano Scandellari, Paolo Casiraghi, Alessandro D’Andrea, Vincenzo Garzillo hanno perso la vita sul posto di lavoro e oggi un processo che sembra procedere a rilento cerca di fare giustizia tra le innumerevoli difficoltà di acquisizione delle prove. Lo stabilimento è ancora in parte allagato e «le indagini sono state e sono tutt'ora molto difficili - ha detto l'avvocato Gian Andrea Ronchi, delegato della Cgil nel procedimento penale in corso - e questo non si può negare. Allo stesso tempo è necessario che la Procura e la Regione e tutti gli enti coinvolti facciano di più per poter accertare la verità e arrivare al luogo della tragedia. Finché non si arriva  a quei piani ancora sommersi dall'acqua credo che sia difficile arrivare alla verità. Purtroppo l'organizzazione sindacale difficilmente riesce a parlare con la Procura e non può parlare con le parti. Indubbiamente è una tragedia unica, ma questo non deve scoraggiare chi ha la responsabilità di arrivare con i mezzi giusti alla verità».