Welfare

scuola ardigò report

                                                                                        Il quaderno blu sul welfare di comunità a Bologna (foto di Giulia Carbone)

 

A Bologna il lavoro non manca, ma non basta a proteggere dalle fragilità economica perché gli stipendi sono troppo bassi. È uno dei fili rossi che attraversa il nuovo report presentato questa mattina dalla Scuola Achille Ardigò sul welfare di comunità, che aggiorna l’analisi del 2022 e si muove lungo tre direttrici: demografia, sanità e cultura. Lo studio, frutto di quattro anni di lavoro, suggerisce implicitamente un passaggio cruciale: non si tratta più solo di “integrare” servizi esistenti, ma di ripensare il welfare in chiave di prossimità e comunità.

Dai dati è emerso che sul fronte occupazionale, l’Emilia-Romagna e Bologna si collocano ai primi posti nelle graduatorie nazionali ma la metà dei lavoratori guadagna meno di 20mila euro lordi ogni anno, mentre solo il tre per cento dichiara un reddito superiore a 80mila euro. Si tratta di una marcata polarizzazione a cui si sommano l’invecchiamento della popolazione e nuove disuguaglianze nell’accesso alla salute. In questo quadro, « la cultura – come si può leggere nello studio - non è un lusso ma è ciò che ci permette di prenderci cura di noi stessi e degli altri».

Del resto la scuola Ardigò raccoglie l’eredità e il nome di un grande intellettuale, Achille Ardigò per l’appunto, che a Bologna ha lasciato tracce profonde occupandosi spesso di questi temi. Ardigò non è stato solo un accademico, ma una figura che ha saputo interpretare la società italiana mentre cambiava. Sociologo di formazione cattolica, attento osservatore delle trasformazioni del welfare e delle nuove marginalità, si è contraddistinto per aver sottolineato un punto allora ancora poco scontato: la sociologia intesa non come esercizio astratto, ma come strumento per intervenire nella realtà, soprattutto nei territori e nei servizi sociali.