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katsu sando

Katsu-sando (foto di Hangyu Li)

 

«Il sando è unicona pop: chi è cresciuto con gli anime lo ha visto comparire innumerevoli volte sul piccolo schermo», racconta Hangyu Li, uno dei titolari di Sanbō, il locale aperto recentemente in via Centotrecento. A ricordare l’ambientazione nipponica anche la tendina attraverso la quale i tre amici servono i sando espressi, da gustare su una delle sedute appena fuori dall’indirizzo. Il servizio è solo take-away, per rimanere fedele alla tradizione dello street food, molto in voga nei paesi asiatici.

Di quello giapponese – il sando – è il simbolo. Rientra in quella parte di cucina, sviluppata in seguito alla Restaurazione Meiji (1868-1912), quando il Paese visse un periodo di profonda occidentalizzazione. A risentirne furono la struttura politica, sociale ed economica, ma anche la cultura gastronomica. I cuochi giapponesi iniziarono a giocare con la tradizione occidentale, dando vita a piatti tutt’oggi considerati un successo in Giappone, e ovunque nel mondo. Tra le prelibatezze della cucina yoshoku (“cibo occidentale”) si ricordano il tonkatsu, cotoletta di maiale, l’omuraisu, omelette con riso fritto, e il sando. Ispirato al sandwich statunitense, è un piatto che si diffuse rapidamente nei kissaten, “caffetterie”, e nei punti ristoro nei pressi della stazione ferroviaria.

In Italia è arrivato prima a Milano, poi a Roma, e recentemente a Bologna, dove è protagonista del locale prelevato da tre amici che – al contrario delle aspettative – sono cinesi. Rispetto al pane usato nei sandwich, il sando è realizzato con lo shokupan, pane al latte giapponese, per i ragazzi di Sanbō realizzato da Forno Brisa. «Siamo abituati a consumarlo dopo una giornata lavorativa, prima della cena. Al posto del vostro aperitivo, noi preferiamo fare uno spuntino», spiega ancora Li.

Ripropongono – non a caso – i sando più amati, come il katsu-sando, a base di cotoletta di maiale; il tamago-sando, preparato con uova e maionese giapponese; l’ebi-sando, con il gambero fritto; il chicken-sando, come suggerisce il nome, con il pollo. Si possono accompagnare a una birra giapponese, più leggera rispetto a quella italiana. «Non che in Asia si beva poco, ma ci sono locali dedicati a questo, mentre le insegne di street food si concentrano più sul cibo», conclude Li.

Si può dire che basti visto che, da quando ha aperto, Sanbō non è riuscito a chiudere una serata senza aver esaurito gli ingredienti. La richiesta del prodotto, e del modo di consumarlo, attirano una clientela variegata, guidata da giovani e universitari che formano lunghe code in quella traversa sotto ai portici a pochi passi dal centro di Bologna.