medicina di guerra

Il medici di Emergency Angelo Rossi (foto di Paolo Pontivi)

 

Guai a considerarla una missione. Piuttosto uno strumento di ricarica «per riuscire ad andare avanti quando ritorniamo in Italia, con i nostri piccoli problemi che abbiamo qui». Angelo Rossi ha trascorso otto anni della sua vita in Sierra Leone, in una zona devastata dalla guerra e dall’orrore degli effetti dell'ingestione della soda caustica, bevuta per la disperazione della sete. Oggi è in pensione e il suo impegno lo porta avanti nell’ambulatorio "Sokos" di via Gorki, in Corticella. Dalla guerra all’aiuto agli indigenti, ai migranti senza permesso di soggiorno, ai senzatetto che sembrano dimenticati dalla società.

«Sì, sono stato otto anni in Sierra Leone con Emergency, fortunatamente. O sfortunatamente, dipende dai punti di vista. Mi sono occupato di quelli che sono stati i reliquati lasciati dal conflitto in questo Paese. Condizioni sanitarie disperate, una mortalità infantile altissima». La sua specialità medica, la gastroenterologia, lo ha portato a occuparsi di un tipo particolare di patologia. «Un devastante esito della guerra. L’esofagite da soda caustica. Quando è stato firmato l’armistizio, il governo ha pensato bene di distribuire alle famiglie ingenti quantitativi di questo composto chimico, così che la gente potesse fabbricare autonomamente il sapone. Invece, in mancanza d’acqua, la soda caustica se la sono bevuta e i problemi che ha creato sono stati serissimi. E, ribadisco, la mia non è stata una missione. No. Uno va in Africa, si ricarica, vede che è possibile fare qualcosa di bello e di interessante e torna molto gasato. Pronto per ripartire un'altra volta».