Il processo
L'udienza del processo a carico di Marin Jelenic (foto di Paolo Tomasi)
A tratti beffardo e assente, maglietta verde e pantaloni blu. Si è presentato così di fronte alla Corte d’Assise di Bologna Marin Jelenic, il 36enne croato è accusato di omicidio aggravato nei confronti di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne, fuori servizio, assassinato a coltellate nei pressi del parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna nel tardo pomeriggio del 5 settembre.
Il presidente della corte, Pasquale Liccardo, ha accettato tutte le proposte di costituzione a parte civile: quella del Comune, rappresentato dall'avvocato Antonio Carastro (presente in aula anche la delegata alla Legalità democratica Giulia Sarti), dei genitori della vittima, Luigi ed Elisa, non presenti in aula e assistiti dall'avvocato Alessandro Numini, della Filt-Cgil di Bologna, assistita dall'avvocato Simone Sabattini, e della Fit-Cisl Emilia-Romagna, assistita dall'avvocato Giuseppe Fortino. Costituzione a parte civile approvata nonostante l’opposizione del difensore dell’imputato, Christian Di Nardo. Il legale ha anche richiesto una perizia psichiatrica per verificare "la capacità di intendere e volere e la capacità di partecipare al processo" del suo assistito, sulla scorta di due attestazioni del carcere di Bologna. La richiesta è stata però respinta dopo il lungo ritiro della corte in camera di consiglio. «I giudizi dei medici - ha spiegato il presidente Liccardo - escludono la sussistenza di patologie paranoiche e descrivono un soggetto lucido e partecipe». Contro la perizia il pubblico ministero, Michele Martorelli, rappresentante dell’accusa, ha prodotto l'intero fascicolo sanitario relativo all'imputato, integrando documenti del carcere di Brescia: «Ritengo che questi documenti contengano più informazioni rispetto a quelli del carcere di Bologna». Secondo Martorelli mancano infatti «evidenze di trattamenti psichiatrici e farmacologici, quindi la perizia avrebbe soltanto un carattere esplorativo».
Jelenic è stato descritto dall’accusa come «una persona dal profilo sfuggente, che dà risposte brevi e non ha fornito spiegazioni del suo gesto». Un omicidio senza movente allo stato attuale, dal momento che il croato si è avvalso della facoltà di non rispondere nei due interrogatori già svolti, mentre dalle indagini non sono emersi contatti tra lui e Ambrosio prima dell'omicidio. Ad accusarlo il sangue del capotreno sulla scarpa, sulla lama del coltello e sulla fodera. Poi le immagini delle telecamere, che non riprendono l’atto, ma registrano gli istanti subito precedenti e seguenti l’omicidio. Nei video,Jelenic ha seguito Ambrosio per alcuni minuti per poi allontanarsi dal luogo del delitto. Dopo essere stato arrestato nella serata del 6 gennaio a Desenzano del Garda, il 36enne è stato posto in isolamento nel carcere della Dozza.
Al termine dell'udienza il difensore ha così motivato ai cronisti la richiesta di una perizia psichiatrica: «In alcuni momenti Jelenic sembra lucido, in altri momenti abbassa la testa e pare assente, sembra essere da un'altra parte». Ma il legale della famiglia Ambrosio ha ribadito la propria contrarietà: «Non c'erano né i presupposti da un punto di vista clinico-medico, né sul piano dei fatti per poter giustificare un accoglimento della perizia psichiatrica, in questo la Corte non ci ha deluso. Sicuramente è un passaggio dirimente perché il mancato accoglimento della perizia psichiatrica gioco forza determina un cambiamento della linea difensiva. Siamo soddisfatti di questo, era un auspicio che abbiamo sostenuto in aula».
Presente in aula per tutta l'udienza la fidanzata Francesca Ballotta. «È stata una udienza molto dolorosa - ha confidato a fatica e in lacrime ai giornalisti - vedere l'imputato a pochi metri di distanza da me non provoca belle sensazioni».
Il processo riprenderà il 20 maggio.