IL QUINDICI
La copertina del secondo episodio di "The Amazing Digital Circus" (immagine del canale Youtube Glitch Productions)
Cosa succede a qualcuno bloccato in un mondo virtuale, in un corpo che non è il suo e con un nome che non gli appartiene? “The Amazing Digital Circus” segue la vicenda di sei persone costrette in un tendone da circo digitale a condividere avventure imposte da un’Intelligenza Artificiale che ha controllo su di loro e su tutto quello che succede. In questo gioco obbligatorio e senza tempo, incapaci di morire, di sentire fame o sete, ai protagonisti trasformati in avatar digitali rimane solo una cosa: cercare una via d’uscita.
La serie animata di Glitch Productions vede i protagonisti aggrapparsi a una speranza di fuggire che nel tempo si fa sempre più flebile, mentre l’ironia e l’estetica slapstick si mescola alle angosce e ai traumi che i protagonisti sono costretti ad affrontare per non impazzire. Nel mezzo si susseguono litigi, attimi di disperazione e ansia esistenziale, ma anche momenti di svago e divertimento. Un pendolo alla Schopenhauer, sospeso tra noia e sofferenza, dove legare con gli altri malcapitati è la vera via di fuga dai propri pensieri, nonché il solo modo di dare senso a una dimensione che senso non ne ha. Così facendo, i partecipanti del gioco imparano ad affrontare insieme una realtà inaccettabile, loro che sono l’unica briciola di reale nel virtuale.
In questo modo, “The Amazing Digital Circus” si dimostra non tanto diverso dalla vita reale, dove siamo noi a darle un senso, un obiettivo, per non rimanere ingabbiati nelle nostre paure. Un ponte appunto tra reale e virtuale che nella serie esiste grazie a un’animazione colorata e cartoonesca, attraversata da un tono che si fa più cupo ed esasperato man mano che i segreti del circo virtuale vengono alla luce e la sanità mentale dei personaggi vacilla. Tutto questo avviene mentre lo spettatore, altrettanto spaesato, ne condivide la confusione e talvolta l’ansia, che rende questa serie un viaggio dove ognuno può rispecchiarsi.
La recensione è stata pubblicata nel n.22 di "Quindici" del 18 giugno 2026