la storia

Fabio Augeri, tifoso dei Knicks al Madison Square Garden (foto concessa dall'intervistato)

 

L'invidia, si sa, è una brutta bestia. Ma davanti a una partita leggendaria, Gara 4 tra New York e San Antonio, anche il più “rosicone” avrebbe fatto, volentieri, cambio di posto. Perché trovarsi al Madison Square Garden, la Mecca della pallacanestro, assistere alla rimonta più larga nella storia delle finali Nba, da sotto -29, sentire il boato dei tifosi al tiro della vittoria di Og Anunoby allo scadere significa vivere un sogno ad occhi aperti. È quello che è successo al tifoso quarantenne Fabio Augeri, broker assicurativo, originario di Milano e bolognese d’adozione, che ha deciso di vivere, per giunta a sua insaputa, una delle serate più iconiche di sempre per la franchigia della Grande Mela.

È nato tutto all’improvviso. Una sera si trovava al torneo estivo di basket "Walter Bussolari" ai Giardini Margherita insieme alla sua compagna e al loro cane, che non a caso si chiama Brooklyn. «Stavamo mangiando un hamburger e nel mentre controllavo quanto costassero i biglietti” - racconta Augeri - facevo refresh della pagina quando ne ho intravisto uno che era sceso molto di prezzo. Alla fine ho chiuso gli occhi e l’ho comprato: 3.900 euro». Una decisione “folle” solo in apparenza, dato che i biglietti giravano  in media intorno ai settemila dollari fino a 200mila per i posti in prima fila a bordocampo. Insomma, in un certo senso un vero "affarone".

Tuttavia, il problema principale era organizzare tutto in pochissime ore. Ma soprattutto doveva dirlo ancora alla sua compagna. Così prima di andare a dormire le dice: «”Guarda che domani vado a New York”. Lei mi ha chiesto: “Come domani?”. E io: “Sì, domani, il volo è alle sei del mattino”». Poi continua: «Non avevo fatto la valigia, niente. Ho preso uno zaino e ho preparato tutto quanto velocemente. Lei, dopo la sorpresa iniziale mi ha detto: “Vai, goditela”. E così ho fatto».

 

Il Madison Square Garden al termine di Gara 4 vinta dai Knicks (foto concessa dall'intervistato)

 

L’esperienza fantascientifica al Madison Square Garden, però, ha ripagato ogni sacrificio economico. «È stato uno spettacolo fantastico. I Knicks non sono mai stati avanti dall’inizio alla fine, ma hanno sempre trovato il modo di recuperare». Augeri ha vissuto dal vivo gli ultimi istanti di una partita diventata già iconica: «Sembrava tutto disegnato. Chiunque si aspetta il tiro di Jalen Brunson per vincerla, invece lo sbaglia incredibilmente. Poi la palla finisce in mezzo a sei mani e viene fuori quella giocata fuori di testa da parte di Og Anunoby a un secondo dalla fine, quella carezza alla palla in elevazione che l'ha accompagnata a canestro. Doveva andare così».

Dietro il viaggio di Fabio c’è anche una riflessione personale. Cinque anni fa lo aveva colpito un infarto e quella esperienza ha cambiato il suo modo di vivere il presente. «Non sono diventato una persona diversa dopo quello che è successo, sono sempre stato così. Però certi eventi ti cambiano, ti danno più coraggio e ti fanno capire che devi cercare le emozioni e vivere la vita pienamente». Un messaggio che è arrivato anche a molte persone sui social dopo il racconto della sua avventura alla pagina sportiva “La Giornata Tipo”. «È stato bello ricevere dm da ragazzi che avevano vissuto situazioni simili. Un 22enne mi ha scritto perché aveva avuto un problema simile. Aveva paura che potesse ricapitargli qualcosa e mi chiedeva consigli. Io non sono nessuno per darli, però la condivisione è stata una cosa bellissima».

 

New York colorata di arancio e blu per le Nba Finals (foto concessa dall'intervistato)

 

La magia non è stata soltanto all'interno della partita, ma anche nell’atmosfera elettrica vissuta dentro e fuori dall’arena. «New York era completamente colorata di arancio e blu. La gente camminava con cappellini e magliette dei Knicks. Fuori dal Madison c’era il delirio: persone sui lampioni, musica, gente che ballava e cantava». Un ambiente diverso rispetto al tifo europeo, ma ugualmente coinvolgente: «Non puoi paragonarlo alle curve del calcio italiano, per esempio, è qualcosa di diverso. È molto spettacolare, teatrale, però era veramente il clima delle grandi occasioni». E anche il pubblico ha avuto un ruolo fondamentale: «Quando sono rientrati sotto di dieci punti è cambiato tutto. Il Garden ha iniziato a gridare “Defense, defense”. Ogni canestro sembrava una liberazione e il Madison esplodeva».

La storia di Augeri non è soltanto quella di una partita Nba vista dal vivo. È soprattutto il racconto di una decisione fatta seguendo semplicemente una passione. «Indipendentemente dai soldi, è qualcosa di irripetibile che rifarei altre mille volte». Una notte al Madison Square Garden, quindi, è diventata molto più di un incontro di basket. Un viaggio, un ricordo e una lezione di vita racchiusa in una frase: «Se ho voglia di fare una cosa, la faccio. Domani potrebbe non esserci più».