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Le ragazze dell'Under 15 durante un loro allenamento pomeridiano (foto di Giulia Carbone)
In una città, sprofondata nella pianura padana, di poco più di quarantamila abitanti è cresciuta una delle realtà più solide e organizzate del calcio femminile italiano: il Sassuolo Femminile. Un modello che va ben oltre i risultati della prima squadra. Nessun altro club di Serie A Women può contare su un numero maggiore di tesserate. Quest’anno, infatti, la società ha raggiunto quota trecento, un traguardo inseguito a lungo e che conferma la crescita costante del progetto neroverde. Le radici di questo percorso affondano nella storica Reggiana Femminile, una delle società più importanti e vincenti del calcio italiano, guidata per oltre vent’anni da Elisabetta Vignotto, ex attaccante della Nazionale, pioniera del movimento e figura simbolo di questo sport, oggi "Presidente onoraria e Brand Ambassador" della sezione femminile del Sassuolo.
Nel 2015 la collaborazione con il Sassuolo Calcio apre una nuova fase: due anni più tardi arriva la promozione in Serie A e da allora le neroverdi non hanno mai lasciato la massima categoria, consolidando la propria presenza ai vertici del calcio italiano. Dietro questa crescita ci sono investimenti, strutture e una visione che nel panorama del calcio femminile italiano rappresenta ancora un’eccezione. «La società Mapei, grazie poi alla famiglia Squinzi, ha sempre creduto nel progetto. Io ero presidente della Reggiana quando c’è stato l’obbligo imposto dalla Figc alle squadre maschili di avere il settore femminile. Il Sassuolo ha voluto partire subito con una certa categoria», racconta Vignotto. «Basta guardare i numeri delle tesserate: oggi siamo tra le società con il maggior numero di ragazze iscritte». Un lavoro che parte dalla base e punta a formare giovani calciatrici prima ancora che a inseguire risultati immediati. «Più è ampio il bacino di scelta delle bambine che si approcciano a questo sport, più siamo facilitati a scoprire nuovi talenti da portare avanti», osserva l’ex presidente della Reggiana, sottolineando come oggi bambine di cinque anni inizino a giocare in un contesto organizzato e dotato di strumenti che fino a pochi anni fa erano impensabili. «Le ragazze della prima squadra hanno cominciato fin da subito ad allenarsi di giorno, anziché la sera tardi come accadeva in passato, e questo è stato fondamentale per migliorare il loro percorso di crescita sportiva. Poi si sono aggiunte l’assistenza sanitaria, le competenze, le strutture: è stata una crescita lenta, ma costante». Un approccio che ha permesso anche alla Primavera di diventare stabilmente una delle migliori squadre d’Italia e di alimentare con continuità la prima squadra.
Eppure, il Sassuolo resta un’eccezione in un Paese che continua a rincorrere le nazioni più avanzate. In Spagna, dove il Barcellona Femení è diventato una delle squadre dominanti d’Europa, conquistando numerosi trofei internazionali negli ultimi anni, il calcio femminile è ormai un fenomeno popolare capace di riempire gli stadi e produrre alcune delle migliori calciatrici al mondo. In Italia, nonostante l’introduzione del professionismo nel 2022, il movimento deve ancora superare ostacoli culturali e strutturali. «Con squadre come il Barcellona o l’Inghilterra non c’è paragone. Penso che il problema sia culturale: chi dovrebbe far crescere davvero questo settore, ovvero i dirigenti, spesso non ha una visione lungimirante. In altri Paesi, anche vicini al nostro, c’è una mentalità diversa, più aperta e più strutturata», afferma Vignotto. Proprio per questo l’esperienza del Sassuolo assume un valore particolare: dimostra che anche in un piccolo centro di provincia è possibile costruire un progetto duraturo, investendo sulle ragazze, sulla qualità della formazione e su una filiera capace di accompagnare le atlete dai primi calci al pallone fino alla Serie A.
Era il 1976 quando nasceva la Reggiana Femminile, una delle società che avrebbe segnato in modo profondo la storia del calcio femminile italiano. Nel giro di pochi anni il club emiliano riuscì a imporsi ai vertici nazionali, vivendo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta la propria età dell’oro con tre scudetti e tre coppe Italia, risultati che la consacrarono tra le realtà più vincenti del movimento. Ed è qui che si afferma la figura di Elisabetta Vignotto, protagonista assoluta del calcio azzurro, che a Reggio Emilia conclude la carriera da calciatrice e avvia quella dirigenziale, diventando negli anni una delle voci più autorevoli del settore. «Ho iniziato lì la mia carriera da presidente dopo quella da giocatrice».
Per lungo tempo la Reggiana ha rappresentato una delle poche realtà strutturate del calcio femminile italiano, capace di resistere e reinventarsi nonostante risorse limitate e un contesto ancora poco favorevole. La svolta arriva nel 2015, quando il Sassuolo Calcio decide di investire nel settore femminile, aprendo una nuova fase destinata a cambiare il destino della società. È proprio Elisabetta Vignotto a favorire il dialogo con la dirigenza neroverde. «Durante la finale di Champions League femminile al Mapei Stadium sono andata a parlare con Giovanni Carnevali. Da lì è nato tutto, non ho più mollato finché non mi hanno ricevuta». L’incontro segna l’inizio del percorso che porta la Reggiana nell’orbita Sassuolo e, nella stagione 2016-2017, alla nascita ufficiale del Sassuolo Femminile, primo passo verso l’attuale struttura del club neroverde.
Nel corso dell’ultima stagione il settore giovanile del Sassuolo Under 12 ha ripagato l’investimento conquistando il trofeo regionale, segnale di una base sempre più ampia e competitiva. Un altro risultato significativo è arrivato dall’under 19, capace di raggiungere la semifinale scudetto e di chiudere il campionato da vicecampionessa d’Italia. Un percorso, dunque, di alto livello che ha visto le neroverdi protagoniste anche nelle fasi finali della Coppa Italia, confermando una continuità di rendimento ai vertici nazionali. Risultati che non rappresentano episodi isolati, ma il frutto di una filiera consolidata che accompagna le giovani calciatrici dai primi anni di attività fino alla prima squadra. È proprio nella capacità di formare talenti internamente che il Sassuolo continua a costruire una parte importante della propria identità. I risultati ottenuti dal vivaio trovano riscontro anche nel percorso della prima squadra.
Dal 2017, anno della promozione in Serie A, il Sassuolo non è mai retrocesso e ha saputo consolidarsi nella massima categoria, partecipando in più occasioni alla poule scudetto. Un dato significativo se si considera che il club emiliano dispone di risorse economiche e di un bacino d’utenza inferiori rispetto a molte delle società che dominano il calcio femminile italiano. Alla base dell’ampliamento del settore giovanile c’è anche Generazione S, il progetto promosso dal Sassuolo e da Mapei per avvicinare sempre più bambine alla pratica sportiva e al calcio. L’iniziativa coinvolge scuole e realtà del territorio attraverso giornate dedicate, attività sul campo e momenti di incontro che permettono alle più giovani di avvicinarsi a uno sport che spesso non avrebbero mai pensato di praticare. Per il club si tratta di uno strumento fondamentale non soltanto per diffondere la cultura sportiva, ma anche per ampliare il bacino da cui attingere nuove tesserate. Molte delle ragazze che oggi vestono il neroverde hanno scoperto il calcio proprio grazie a queste attività, nate con l’obiettivo di abbattere barriere culturali ancora presenti e offrire alle bambine la possibilità di sperimentare liberamente una disciplina tradizionalmente associata ai maschi.
Se il settore giovanile rappresenta il cuore del progetto, il Mapei Football Center ne è il motore quotidiano. È qui che si sviluppa gran parte dell’attività del Sassuolo Femminile, in una struttura che negli ultimi anni è stata ulteriormente rinnovata e potenziata per offrire alle atlete spazi e servizi dedicati. «Abbiamo due hub di attività, una si svolge a Reggio su tre campi sportivi, l’altra a Sassuolo con campi che affittiamo. La prima squadra, invece, si allena qui al Mapei Football Center su un campo di erba sintetica a loro esclusivo utilizzo e separato da quello utilizzato dalla prima squadra maschile», ha raccontato a InCronac@ Alessandro Terzi, direttore dello sviluppo area calcio femminile. All’interno del centro, che si sviluppa in lunghezza seguendo il perimetro del campo da gioco e in altezza su tre piani, trovano posto una palestra, un’area fisioterapica, una piscina adibita alla riabilitazione e una vasca per i bagni ghiacciati, strumenti ormai indispensabili nella preparazione atletica moderna e fondamentali per il recupero post infortunistico. A questi si aggiungono figure professionali, a testimonianza dell’attenzione che il club riserva a ogni aspetto della crescita tecnica e fisica delle giocatrici. Per le atlete la giornata al Mapei Football Center, comincia con circa trenta minuti di lavoro mirato in palestra dedicati soprattutto alla prevenzione degli infortuni, prima di trasferirsi sul campo per una seduta compresa tra i 100 e i 120 minuti. Due volte alla settimana il programma prevede inoltre attività pomeridiane dedicate alla forza funzionale, mentre altre due sedute sono riservate all’analisi video e allo studio delle partite insieme ai match analyst.
La particolarità del Sassuolo non risiede però soltanto nella qualità delle strutture, ma nella scelta di mettere queste risorse a disposizione delle ragazze senza richiedere quote di iscrizione alle famiglie. L’attività sportiva è infatti completamente gratuita, una condizione ancora rara nel panorama del calcio femminile italiano. Restano i costi indiretti legati agli spostamenti quotidiani, alle trasferte e alla partecipazione alle gare, che nell’arco di una stagione possono incidere sensibilmente sul bilancio familiare, ma l’accesso all’attività sportiva e ai servizi offerti dal club non comporta alcuna spesa diretta. Alle spalle di questa impostazione c’è un investimento che dura da anni. Il gruppo Mapei ha speso negli ultimi dieci anni svariati milioni di euro soprattutto grazie al contributo della famiglia Squinzi, «ha saputo vedere un’opportunità dove tanti altri hanno visto solo un obbligo, ha investito milioni in un progetto che in questo momento non ha un riscontro economico diretto - ha spiegato Terzi - probabilmente lo avrà, come in tanti altri mercati europei o mondiali. Bisogna solo avere pazienza e aspettare». A guidare l’organizzazione del settore femminile è proprio Terzi, che durante la visita al centro sportivo racconta un dettaglio capace di descrivere il rapporto costruito con le sue giocatrici: «Il mio ufficio si trova esattamente al centro del Mapei Football Center. Questo mi permette di vedere sempre le mie ragazze allenarsi e giocare. Nel mio ufficio tengo le loro fotografie perché mi riempiono di orgoglio». In una disciplina che in Italia continua a inseguire i modelli più avanzati d’Europa, il Sassuolo ha scelto una strada diversa: investire prima nelle persone, nelle strutture e nelle opportunità. Le trecento tesserate di oggi raccontano forse meglio di qualsiasi classifica quanto quel progetto abbia messo radici.
L'articolo fa parte del n 23 di Quindici pubblicato il 30 giugno 2026