Il Personaggio
Nell'immagine Guido Fanti (Foto sito Regione Emilia-Romagna)
Visionario e comunista, rinnovatore e pragmatico. Guido Fanti è stato per la città di Bologna una figura storica, prendendo il testimone di sindaco da Giuseppe Dozza e guidando il comune dopo le grandi opere avviate dallo stesso Dozza come l’aeroporto, il polo fieristico e la tangenziale, il boom economico e industriale della città e del bolognese in generale. E proprio nel 1970, quando vengono istituite le regioni, è Fanti a diventare il primo presidente dell’Emilia-Romagna. Alla sua figura è dedicato il documentario “Guido Fanti, il visionario”, di Paolo Soglia e Lorenzo K. Stanzani, proiettato nel pomeriggio al Modernissimo.
La carriera politica di Guido Fanti inizia nel maggio del ’45 nel Partito Comunista Italiano, e negli anni successivi lo vede scalare le fila del partito, con un approccio politico rigoroso basato su programmi elettorali. Nel 1960 entra nel comitato centrale del Partito Comunista e, nel 1965, è membro della direzione nazionale. Rappresentate dell’area più moderata del Pci e orgogliosamente bolognese, viene individuato quindi come successore naturale di Dozza, ammalatosi gravemente durante il suo ultimo mandato da sindaco. A Bologna, Fanti si trova in una posizione privilegiata, quella di primo cittadino, ma anche difficile. Nelle ultime elezioni, quelle del ’56, il programma di Giuseppe Dosseti, presbitero e democristiano, aveva sfidato fino in fondo Dozza e mobilitato una parte cristiana della città che fino a quel momento non era coinvolta nella vita politica della città. Quando, nel ’66, Guido fanti diventa sindaco, inizia un percorso di avvicinamento all’influente curia della città, guidata dal Cardinal Lercaro, che porterà poi la Dc e il Pci a manifestare insieme in piazza contro la guerra in Vietnam.
Nel 1970 si dimette dall’incarico, lasciando spazio a un altro duraturo sindaco come Renato Zangheri, per diventare il primo presidente della Regione Emilia-Romagna. Da Presidente di regione, la sua proposta è quella di creare una “regione europea”, formata insieme a Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto. La sua carriera politica poi continuerà lontano dall’Italia, diventando nel 1984 Vicepresidente del Parlamento Europeo.