la curiosità

Guido d'Arezzo, padre delle note musicali (foto IA)

 

Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Tutti conosciamo il sistema di denominazione delle note, ma pochi sanno chi ne fu l’inventore. Si tratta di Guido d'Arezzo, il monaco benedettino che nell’Abbazia di Pomposa pose le basi del moderno sistema di notazione musicale occidentale. Mille anni dopo, quello stesso luogo farà da suggestivo anfiteatro all’apertura della 26ª edizione dell’Emilia-Romagna Festival, in programma il 1° luglio coi Carmina Burana di Carl Orff, proposti nella versione originale per due pianoforti, percussioni e voci.

Vissuto tra il X e l’XI secolo, d’Arezzo è ricordato come il padre della moderna notazione musicale. Le sillabe, infatti, derivavano dall’inno latino dedicato a San Giovanni Battista: “Ut queant laxis”, da cui nacquero le note poi evolute nel sistema attuale. Prima delle sue intuizioni, i canti liturgici venivano trasmessi quasi esclusivamente in forma orale. Al tempo esistevano già alcuni segni musicali, chiamati neumi, ma fu proprio in questo contesto che il monaco sviluppò un sistema capace di rendere la musica più chiara e accessibile.

Un’altra invenzione attribuita al monaco fu la cosiddetta “mano guidoniana”, un metodo didattico antico che associava le note a punti ben precisi della mano. Questo sistema aiutava gli studenti dell’epoca a memorizzare intervalli e melodie attraverso un apprendimento visivo e di conseguenza pratico. Tuttavia, il contributo più importante di Guido d’Arezzo fu l’introduzione del tetragramma, un sistema formato da quattro linee parallele utilizzate per indicare con precisione l’altezza dei suoni. Questo metodo rappresentò il primo vero passo verso il moderno pentagramma. Grazie a questa innovazione, i cantori potevano leggere e apprendere i brani molto più velocemente, senza doverli memorizzare interamente ascoltandoli.