Il libro

Il professore e saggista Carlo Ginzburg (foto Ansa)

 

È uno storico dell’età moderna, saggista ed è stato professore dietro svariate cattedre universitarie del mondo, tra cui una dell’Alma Mater, ma non si è mai specializzato in qualcosa per poter parlare sempre a un pubblico eterogeneo. Carlo Ginzburg – figlio del letterato e antifascista Leone e della scrittrice Natalia (entrambi di origine ebraica, Leone morì in carcere a causa delle torture subite dai tedeschi esattamente il 5 febbraio di 82 anni fa) – ieri sera è tornato nella sua cara Bologna a presentare in Salaborsa il suo nuovo libro, "Il vincolo della vergogna. Letture oblique", edito da Adelphi, da tempo ormai suo editore principale. Una raccolta di saggi, ovvero la forma elettiva del pensiero di Ginzburg, autore di "Il formaggio e i vermi" e "I Benandanti" e tradotto in oltre 20 lingue. Un insieme di riflessioni su autori (ad esempio Proust, Hobbes, Calvino), libri (tipo il "Discorso della servitù volontaria" di La Boétie), immagini, singole parole; in sostanza, piccole “storie” dentro la Storia, il cui filo rosso traspare chiaro: l’individuo. L’individuo e il suo legame, come è esplicitato nel saggio che dà il titolo al volume, con il peso culturale della vergogna, qualcosa che cambia nel tempo e nello spazio geografico. La vergogna è un vincolo insito nella carne e nello spirito dell’uomo, un vincolo comprendente pure il concetto di “comunità”, di aggregazione di individui. Da questo emerge il lato più politico dei brevi saggi. Infatti, specifica il professore, «la vergogna è certamente un elemento politico, cioè implica un’appartenenza che può tradursi, a seconda degli eventi, in ira contro se stessi, soprattutto se si è membri di un’istituzione che agisce in una direzione criminale».

Dunque l’identità singola assume fattezze strette alla sfera del governo e ci porta spesso a provare un sentimento di vergogna, più che d’amore, nei riguardi del nostro Paese e delle sue scelte. Da qui scatta la discussione sui limiti che forgiano l’individuo e, come a chiudere un cerchio, la comunità stessa. Un tema complesso e strutturato, sì, ma che parla a gran voce a una vasta platea. D’altronde, dichiara Ginzburg, «il mio obiettivo rimane quello di rivolgermi a specialisti e non specialisti. Ci riuscirò con questo libro? Lo spero. Per dirla alla mia maniera, “tartufi per tutti”!».