innovazione

La conferenza di presentazione del rapporto sul gemello digitale civico di Bologna (foto di Edoardo Cassanelli) 

 

Un simulatore digitale, noto nel gergo tecnico con l’appellativo di “gemello”, che attraverso calcoli e modelli può contribuire al cambiamento in positivo della vita urbana, e per il quale il Centro Nazionale di Ricerca in Hpc, Big Data and Quantum Computing, dentro al Tecnopolo di Bologna, ha già ricevuto 320 milioni di euro dai fondi Pnrr. E 150 di questi già spesi in potenziamento delle infrastrutture di rete. Un progetto promosso dal Comune assieme ad altri partner scientifici, fra cui l’Unibo, che deve ancora vedere una luce concreta, ma che ha già come primo contributo il rapporto “Verso il Gemello Civico di Bologna: per una intelligenza ambientale e democratica”, presentato stamattina nella sede della Città metropolitana da PianetaLab, organizzazione con sede a Modena impegnata in sfide socio-ambientali. Il documento raccoglie mesi di consultazioni e confronti con la cittadinanza, le associazioni e le istituzioni del territorio proprio sulla creazione di un gemello digitale bolognese, in modo da affrontare in maniera innovativa temi del calibro delle aree verdi, la qualità dell’aria, i servizi pubblici, la salute pubblica, la gestione del traffico, fino a rendere più vivibile la quotidianità delle comunità più vulnerabili (gli anziani, i bambini, i migranti e altri).

Scopo del rapporto è quello di instaurare la partecipazione attiva dei non addetti ai lavori, e rendere a tutti gli effetti, per il prossimo futuro, il Gemello Digitale di Bologna il primo esempio di simulatore “civico”, in dialogo continuo e diretto, appunto, con la popolazione. Tanti i temi che sono venuti fuori dalle analisi e dai censimenti di PianetaLab, a cominciare dal bisogno dei cittadini di sentirsi sicuri sulla gestione del processore dei dati sensibili, della trasparenza e della privacy. «Vogliamo che questo strumento sia il più possibile inclusivo e non che venga percepito come un “Grande Fratello” che spia tutti, perché non è così», spiega Sabina Leonelli, co-direttrice di PianetaLab. Per non parlare poi dell’esigenza di partire dal sociale, dai problemi concreti della comunità, senza dimenticare di rendere comprensibile e accessibile il simulatore a chi non è digitalizzato.

Il rapporto di PianetaLab si dimostra così un primo tassello nel percorso di costruzione del Gemello Civico di Bologna, che potrebbe davvero garantire dei passi in avanti nella gestione delle grandi città in fatto di sfide e miglioramento della qualità della vita.