Tecnopolo

L'ex ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti (foto Ansa)

 

«Spero che il governo ci ripensi e che ci sia lo spazio per fare una discussione sulle motivazioni che hanno portato a questa scelta. Sarebbe una decisione incomprensibile quella di spostare tanto per spostare». È il giudizio di Gian Luca Galletti, presidente di Emilbanca e dell’Unione Cristiana imprenditori e dirigenti (Ucid), già ministro dell'Ambiente e la tutela del territorio e del mare nei governi Renzi e Gentiloni, sulla decisione dell’esecutivo di trasferire a Roma l’agenzia Italia Meteo, l’ente pubblico che si occupa organizzare i prodotti e i servizi meteorologici in Italia e ora con sede al Tecnopolo di via Stalingrado a Bologna. Un’agenzia che Galletti conosce molto bene, essendo stato tra i principali artefici del suo arrivo a Bologna in qualità di ministro per quella che oggi si è trasformata nell’ultimo motivo di scontro della contesa infinita tra l’Esecutivo e Bologna, tra gli ultimi baluardi della sinistra a livello nazionale nel confronto con il centrodestra. 

Galletti, lei fu tra i principali artefici e promotori dell’arrivo di ItaliaMeteo a Bologna. In che modo si arrivò a concludere un’opera di questo tipo?

«L’arrivo dell’agenzia avvenne in concomitanza con l’ingresso nella città del Centro Europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. Già da tempo l’osservatorio nazionale per il clima presentava qualche problema, dato che ogni Regione aveva la propria agenzia, con conseguenti problemi di dislivello nelle prestazioni e di dispersione dei costi e delle competenze. Bisognava intervenire». 

In che modo? 

«L’idea fu quella di concentrare queste agenzie in un unico centro attraverso una vertenza, alla quale le Regioni potevano decidere volontariamente se aderire o meno. Bologna ci sembrava il posto ideale per rispondere a un’esigenza di questo tipo proprio perché stava arrivando questo nuovo consorzio». 

Bologna è ancora un centro attrattivo per realtà di questo tipo? 

«Penso che in Italia non ci sia posto migliore. La presenza in contemporanea del supercomputer Leonardo, del Cineca e di tutti questi nuovi poli tecnologici costituisce un elemento di sinergia perfetta per queste realtà. Operare nello stesso luogo è fondamentale, anche perché non bisogna dimenticare l’importanza della relazione umana e di ciò che questa può portare, anche sul fronte della tecnologia». 

Il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla, commentando questo trasferimento, ha parlato di “una scelta strategica da parte dello Stato”. È così anche secondo lei? 

«Sinceramente non ho abbastanza elementi e conoscenze per poterlo affermare. A mio avviso, Bologna rimane il posto migliore per un’agenzia come questa. Dopodiché, quando usciranno maggiori informazioni su questo tema, si potranno esprimere valutazioni più approfondite». 

In un’ intervista lei ha dichiarato di auspicare un ripensamento da parte del Governo. Pensa che ci sia ancora lo spazio per fare marcia indietro? 

«Me lo auguro, ma soprattutto spero che ci sia lo spazio per aprire una discussione e per sedersi attorno a un tavolo. Solo se si riesce ad avviare un dibattito di questo tipo, si potrà capire quale sia davvero la soluzione migliore. Spostare sarebbe una scelta incomprensibile».