Referendum
La segretaria del Pd, Elly Schlein, e il presidente della Regione, Michele de Pascale (foto Ansa)
Il presidente della Regione, Michele de Pascale, è particolarmente soddisfatto del risultato referendario, soprattutto in Emilia-Romagna, dove il 57% degli elettori ha votato “No”. Ma ha frenato sulle prossime Politiche e invitato a non lasciarsi prendere dall’entusiasmo. «Non bisogna fare l’errore di pensare che chi ha votato “No”, in questo momento, sia convinto da una proposta alternativa – ha dichiarato il presidente –. Bisogna, come sempre accade, guadagnarsela». Per de Pascale è importante stilare un programma efficace per essere preparati a sfidare Meloni: «Serve avanzare una proposta alternativa unica. Cinque punti chiari e poi un candidato o una candidata premier da contrapporre alle elezioni».
A sinistra si esulta, a destra ci si rammarica. Alla fine la riforma non è passata, il “No” ha vinto. Stravinto in Emilia-Romagna (motore trainante tra le regioni del “No”) e soprattutto a Bologna, dove la percentuale è arrivata al 68%. Alta l’affluenza in Regione, oltre il 66%. Gli equilibri cambiano, il governo è in difficoltà e si trova a gestire dimissioni e mancate dimissioni. La sinistra, sul piano nazionale, deve trovare una quadra e farsi trovare preparata. In Regione e a Bologna, le destre devono fare altrettanto. Manca un candidato sindaco forte che possa insidiare davvero Lepore che, con la vittoria del “No”, ha fortificato ulteriormente le barricate attorno al suo fortino, nella città più rossa. Per il sindaco «questo risultato è indubitabilmente un duro colpo per il Governo e la sua credibilità ed è indubbio che il voto di Bologna e dell’Emilia Romagna abbia fatto la differenza, abbiamo guidato la rimonta e l’abbiamo resa possibile. A Bologna come in Italia il nostro compito è adesso unire tutto il centrosinistra».
Sui casi Delmastro e Santanchè de Pascale è netto nella critica a Meloni: «Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi erano dovute e scontate. Dovevano avvenire la settimana scorsa ma sono state spostate per il referendum. La richiesta di quelle di Santanchè, invece, è il tentativo di trovare un capro espiatorio rispetto a un basso gradimento del governo». E aggiunge: «Il governo sa che il gradimento è basso. Il rapporto con gli italiani si è incrinato per problemi più profondi della Santanchè».
Sul fronte opposto Valentina Castaldini, coordinatrice emiliana di Forza Italia, ha chiesto a tutto il centrodestra di «battere un colpo». Per la coordinatrice, in vista delle prossime Amministrative, nel 2027, i partiti di centrodestra «devono metterci la faccia e presentare una proposta politica alla città. Devono lavorare da subito, in maniera trasparente, per proporre un candidato sindaco».
Il rischio, per il centrodestra, è che senza una figura forte e credibile la sinistra possa guadagnare ulteriore terreno nella corsa per Palazzo d’Accursio, come sostengono sondaggisti e politologi. Per Salvatore Vassallo, professore di Scienza politica e politica comparata all’Alma Mater e direttore dell’Istituto Cattaneo, tra i due schieramenti «c’è un divario molto elevato, oltre i dieci punti percentuali». Per il professore, intervistato dal "Corriere di Bologna", «una città come Bologna diventa contendibile solo se la sinistra si spacca». E il centrosinistra, al momento, ha una squadra ben rodata, un candidato e una coalizione. Le terze forze e liste civiche non fanno il gioco della destra.