Europa League
Vincenzo Italiano (foto Ansa)
Cos’è successo? Come per un pugile andato al tappeto che si risveglia cercando di capire cosa lo abbia colpito così forte, la domanda riecheggia nella testa di Italiano come in quelle dei suoi giocatori, di tutti i tifosi rossoblù e di molti analisti, nel tentativo di capire cosa abbia causato il tracollo di una squadra che nelle ultime nove partite di campionato ha raccolto solo sei punti. Si è salvata per ora l’Europa League dove, dopo una sconfitta nella prima partita contro l’Aston Villa, il Bologna ha registrato solo risultati utili, tre vittorie e due pareggi. Potrebbe essere proprio la competizione europea un punto d’appoggio da cui poter saltare di nuovo per riprendere l’impeto che la squadra aveva prima di dicembre.
Mancano due partite alla fine della fase campionato della competizione, sulla carta molto abbordabili: gli scozzesi del Celtic, al Dall’Ara giovedì sera, e gli israeliani del Maccabi Tel Aviv una settimana dopo per una trasferta oltre Mediterraneo. I primi vengono da una caotica situazione gestionale, con l’allenatore Martin O’Neill, esonerato per 33 giorni e poi richiamato sulla panchina in una situazione che ha minato anche i risultati sul campo. I secondi non hanno ancora mai vinto nel torneo e si muovono nelle ultime posizioni della classifica. Sono sei punti quelli in palio in queste due partite che permetterebbero al Bologna di lottare concretamente per un posto tra le squadre che avranno accesso diretto agli ottavi senza passare dagli spareggi. Oggi i ragazzi di Italiano sono fuori dalle migliori otto per soli due punti. Per stare tranquilli e tirare il fiato servirebbe fare bottino pieno.
Ma il Bologna attuale ha la testa e le gambe per farcela? I dubbi sono legittimi. In campionato è buio pesto: da dicembre ci sono state le sconfitte contro Cremonese, Juventus, Inter, Atalanta e Fiorentina, i pareggi con Lazio, Sassuolo e Como, una sola vittoria contro il Verona. In particolare a Firenze la botta è stata forte: nessun tiro in porta per più di 80 minuti, lenti, demotivati. Italiano stesso ha onestamente ammesso di non avere idea di cosa abbia provocato una prestazione tanto fiacca. Alcune teorie di esperti e analisti ci sono.
Un collasso dell’efficacia difensiva raccontato dai dati: la media dei gol subiti a partita è schizzata dallo 0,68 delle prime sedici partite allo 1,57 delle ultime quattordici e il Bologna va quasi sempre in svantaggio per primo. Certamente non hanno aiutato i numerosi infortuni che hanno colpito tutti i reparti della rosa: Skorupski fuori dai pali per otto giornate e ancora adesso in panchina, in difesa Lucumì con problemi muscolari da un paio di giornate e Vitik che entra ed esce dall’infermeria da inizio dicembre (oggi la conferma che per infortunio alla coscia resterà fuori a tempo indeterminato), l’ala destra Bernardeschi è fermo per rottura della clavicola, mentre la punta Immobile non è ancora entrato a regime e non ha nelle gambe la forza di correre novanta minuti. Nel mezzo anche Holm e Freuler, terzino e centrocampista, hanno avuto le loro degenze per acciacchi vari. Infine si ipotizza uno scenario a spirale preoccupante in cui la fatica di reagire alla difficoltà innesca ulteriori difficoltà.
Italiano e questo Bologna sono abituati a vincere, non hanno ancora mai affrontato reali periodi neri e quindi potrebbero non avere l’esperienza e la forza mentale necessaria a rialzare la testa e ripartire. Nulla è tuttavia ancora deciso, che la risposta a cosa sia accaduto arrivi o meno il tempo per reagire e invertire la rotta non è molto, soprattutto se il sogno della squadra e dei tifosi è la qualificazione in Champions per l’anno prossimo.