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Città 30 (foto Ansa) 

«Fuffa, era fuffa allo stato puro. Città 30, la bandiera ideologica del sindaco Lepore si è afflosciata. Il Tar ha dimostrato che era mal concepita tecnicamente, ha rivelato pure ciò che i bolognesi avevano sostenuto da subito: Città 30 era un provvedimento ideologico, fuori dalla realtà». Forchielli commenta con soddisfazione il provvedimento adottato ieri dal Tar dell’Emilia-Romagna  e che ha annullato l'atto della giunta comunale.

«Il limite dei 30 all'ora - sostiene Forchielli - è utile e perfino necessario vicino a scuole, ospedali, strade strette o con scarsa visibilità. Applicarlo in un colpo solo a tutta la città rispondeva solo alla rigidità ideologica di una bandiera da sventolare. Ora afflosciata. A Bologna esistevano già una sessantina di zone 30. E qualcosa si può migliorare, certo. Ma se neanche il Comune è riuscito a far rispettare i 30? Quante multe sono state fatte? Che credibilità può avere un'istituzione quando vara un provvedimento e non è in grado di farlo rispettare? Città 30 è costata 24 milioni di denaro pubblico. Lepore dice che ne spenderà altri 16 per adeguarsi al verdetto del Tar. Evidentemente ha tanti soldi in cassa ma si ricordi che non sono suoi. Sono dei cittadini. E infine riesce di nuovo ad attaccare il governo».