sanità

 Un'immagine simbolica dell'intervento medico nel fine vita (foto Ansa)

L'Emilia-Romagna rompe gli indugi e spinge per una nuova legge sul fine vita. Mentre alla Corte Costituzionale oggi vanno in discussioni undici casi di persone gravemente malate e ormai incurabili che chiedono allo Stato di porre fine alle proprie sofferenze, la Regione prepara una "sua" iniziativa legislativa in luglio. Uno dei casi al vaglio della Consulta è quello di Paola, bolognese, 89 anni, affetta da Parkison che si era già vista negare nel 2023 il diritto al fine vita perché allora non era tenuta in vita da macchinari. Un requisito però contestato da un giudice di Bologna che ha sospeso il giudizio cogliendo una contraddizione con la Costituzione e la Carta Europea dei diritti dell'uomo. Su questa contraddizione è oggi chiamata a discutere la Corte Costituzionale. Nel frattempo, visto che il Parlamento, più volte sollecitato dai giudici costituzionali, non si muove, la giunta guidata da de Pascale ha deciso di seguire l'esempio della Toscana. Il testo della nuova legge è già pronto. Otto articoli che prevedono il via libera al suicidio medicalmente assistito soltanto in determinate condizioni: deve essere un medico ad avanzare la proposta, il paziente deve essere tenuto in vita artificialmente, deve avere avere una grave patologia che provoca sofferenze fisiche e psicologiche insostenibili e deve essere in grado di decidere della propria vita, oltre ad aver ricevuto informazioni adeguate sulle possibili alternative al suicidio. Il presidente della Regione ha più volte fatto appello a tutti i partiti perché, data la delicatezza dell'argomento, si cerchi una soluzione condivisa, lasciando da parte inutili contrapposizioni ideologiche.

Il cuore della proposta di legge dell'Emilia-Romagna per il suicidio medicalmente assistito è l'istituzione delle Commissioni di valutazione multidisciplinare di area vasta, le CoVam. Composte da otto figure (medico palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, specialista nella patologia del paziente, farmacologo o farmacista, psicologo, infermiere) hanno il compito di accertare la sussistenza dei requisiti fissati dalla Consulta (con la sentenza 242/2019). I componenti delle CoVam vengono nominati dal Direttore generale regionale su proposta dei Direttori sanitari di Area Vasta, previo consenso del professionista individuato. Nessuno può essere obbligato a fare parte della CoVam. Il voto è palese, senza possibilità di astensione. Per i tempi, il testo sceglie deliberatamente di non fissare scadenze rigide. Sarà la CoVam a calibrare le tempistiche caso per caso, tenendo conto delle condizioni cliniche e personali del paziente. La scelta riflette l'indicazione della Corte costituzionale di garantire sempre la possibilità di svolgere gli approfondimenti diagnostici ritenuti appropriati, inclusa la concreta messa a disposizione di cure palliative efficaci.

Il provvedimento, che si divide in otto articoli e tre titoli, prima firma del consigliere di Avs Paolo Trande, si chiama “Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito” e la proposta non vuole introdurre nuovi diritti, ma dare forma operativa a quelli già riconosciuti dalla Consulta. I punti messi nero su bianco dalla Regione stabiliscono che l'accesso al suicidio assistito sia possibile per i pazienti che devono essere tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale, essere affetti da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, essere capaci di decidere liberamente e consapevolmente, e aver ricevuto informazioni adeguate sulle alternative disponibili, cure palliative incluse L'obiettivo dichiarato dai promotori è quello di superare la fragilità delle delibere varate nella scorsa legislatura, finite nel mirino di ricorsi al Tar, offrendo ai cittadini un quadro normativo più stabile, omogeneo e al riparo da contenziosi giuridici.

L'iter per il dibattimento e possibile approvazione della legge regionale è cominciato il 5 giugno scorso, quando la Commissione Sanità dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha scelto come testo base il progetto depositato dai gruppi di maggioranza – Pd, Avs, Movimento 5 Stelle e Civici con de Pascale – sul suicidio medicalmente assistito. Abbinata al testo principale c'è anche la proposta di iniziativa popolare promossa dall'Associazione Luca Coscioni che verrà ascoltata in Regione martedì prossimo (30 giugno).

L'obiettivo dichiarato è arrivare al voto dell'aula entro l'estate, il primo dibattimento in assemblea legislativa si terrà a luglio. In commissione, Valentina Castaldini di Forza Italia ha votato contro mentre Fratelli d'Italia non ha partecipato al voto. Sul fronte nazionale, la posizione dei promotori è esplicita: la legge regionale è necessaria ma non sufficiente, e l'auspicio è che arrivi presto una norma statale per evitare discontinuità tra territori. Ma è una prospettiva che, visto il quadro politico a Roma, resta per ora sullo sfondo.