sanità
Il ministro della salute Orazio Schillaci (foto Adnkronos)
«Era un accordo innovativo ma il no dei sindacati ha bloccato il tavolo delle trattative». Così l’assessore regionale alla salute Massimo Fabi commenta la bocciatura alla riforma dei medici di famiglia promossa dal ministro della salute Orazio Schillaci. La proposta, che avrebbe dovuto tradursi in un decreto-legge composto da dieci articoli, prevedeva il passaggio alla dipendenza di una quota dei medici di medicina generale, oggi convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, per garantire una presenza stabile dei professionisti all’interno delle Case della Comunità (previste dal Pnrr e considerate uno dei pilastri della riforma dell’assistenza territoriale).
A comunicare il dietrofront, Marco Mattei, capo gabinetto di Schillaci, per il quale invece di chiedere ai medici di medicina generale di diventare dipendenti del sistema sanitario nazionale, si punterà a coinvolgerli per sei ore alla settimana nelle case di comunità. Una soluzione simile a quella già adottata da Emilia-Romagna e Toscana. Nel frattempo, però, nella gran parte delle Regioni le "case" restano vuote. Secondo diverse ricostruzione giornalistiche, sarebbe stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a dire a Schillaci di ritirare la riforma. La pressione dei sindacati dei medici di famiglia per non cambiare il proprio status, dunque, ha avuto la meglio sulla volontà di ministero e Regioni. Non è chiaro perché i sindacati si siano mossi solo ora ma la data di scadenza è ormai vicina: a fine giugno scade il Pnrr e le case di Comunità vanno aperte. «Io vado avanti – ha concluso Schillaci - la riforma non si ferma perché serve ai cittadini».
«Per l’Emilia Romagna e per la Toscana non cambia nulla», sottolinea Fabi. Le due Regioni hanno infatti già sottoscritto accordi integrativi che consentono di coinvolgere medici di famiglia, pediatri, infermieri e specialisti nel nuovo modello organizzativo. «La preoccupazione riguarda piuttosto quelle Regioni che molto probabilmente non riusciranno ad attivare le Case della Comunità nei tempi previsti», ha aggiunto l’assessore. «I sindacati non vogliono assolutamente riconoscere qualsiasi forma di dipendenza del medico di medicina generale», ha spiegato Fabi, che oltre a ricoprire il ruolo di assessore regionale coordina anche la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.