MONDO
Il professore Stefano Bianchini (foto di Polis Teatro Festival)
«Gli esiti di questa elezione sono ancora incerti, fra le tante possibilità c’è quella che Orban scateni la piazza, in caso di sconfitta, fino al rischio di una guerra civile». A dirlo è Stefano Bianchini, ordinario di Politica e storia dell’Europa orientale presso il dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. Domenica 12 aprile il popolo ungherese è chiamato a scegliere il proprio futuro alle urne. Da una parte l’ultra-conservatore filorusso Viktor Orbán, dall’altra l’europeista liberale Petér Magyar si sfideranno per l’elezione dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento ungherese, i cui esiti sono incerti anche per gli esperti di geopolitica. Una competizione difficile, per cui alcuni sondaggi, fra cui quello dell’istituto "Publicus", commissionato a dieci giorni dalle elezioni, danno il giovane sfidante in vantaggio al 41 per cento fra gli elettori già orientati, contro il 35 per cento di Fidesz, il partito di Orbán, anche se rimane ancora ampia la platea degli indecisi, fissa al 24 per cento. Se si analizza invece il totale del campione, lo scarto è sempre di sei punti percentuali, ma nell’ordine del 36 per cento a favore di Magyar e del 30 per Orbán. Tuttavia a incidere c’è anche la legge elettorale varata dal primo ministro in carica, con un’impostazione favorevole al mantenimento del potere, ma anche il voto dei residenti all’estero. Sono 91mila i cittadini ungheresi che si sono registrati per votare in ambasciate e consolati poiché temporaneamente fuori dai confini nazionali, insieme ai 400mila stabilmente residenti all’estero.
Com’è la situazione in Ungheria oggi? La gente potrà votare liberamente?
«Guardi, la possibilità di votare liberamente c'è abbastanza, da questo punto di vista. Il punto è che esiste una quantità di persone che ancora si è astenuta dall'esprimere un'opinione per cui i sondaggi potrebbero alterare la realtà. In più c’è l’incognita voto dall'estero che potrà giocare sia a favore di Orbán sia contro. Io ho sentito diversi tipi di sondaggi, ma la situazione si presenta alquanto incerta».
Chi è Magyar, lo sfidante di Orbàn?
«Magyar è l'oppositore di Orbán ma viene dal suo partito, è stato membro del Fidesz, questo va chiarito. È importante capire che l'oppositore non viene dalle file democratiche del centro-sinistra, ma dalle file dello stesso partito di Orbán».
Si è però presentato alle elezioni come un moderato, liberale e filoeuropeo
«Così parrebbe, ma dipende da quanti seggi riuscirà a conquistare. Perché è chiaro che se riuscirà a prendere i due terzi dei seggi allora, automaticamente, avrà una grande libertà di manovra. Al contrario, se non riuscirà nell’impresa, sarà una vittoria zoppa. E quindi si troverà con le stesse difficoltà che ha Donald Tusk in Polonia, dove non riesce ancora a liberarsi di tutte le regole illiberali che Jarosław Kaczyński ha imposto nel mandato precedente. Bisognerà vedere come si articolerà il voto nell'insieme».
Mentre a livello territoriale cosa possiamo aspettarci da questo voto?
«Quello che si sa di certo è che le campagne votano massicciamente per Orbán, i centri urbani sono, invece, molto più favorevoli a Mayar. Come queste proiezioni si tradurranno nel concreto è tutto da vedere. Poi bisognerà capire anche come sarà orientato il voto delle diaspore, perché Orbán ha dato il permesso di votare anche agli ungheresi di Serbia, Romania, Slovacchia e Ucraina. Io onestamente non lo so e sarei molto cauto sulle previsioni».
Negli ultimi sedici anni Orbán ha imposto un sistema illiberale con i suoi fedelissimi ai vertici delle istituzioni del paese. A Magyar basterà vincere le elezioni per governare, oppure no?
«Su questo non c'è dubbio, il controllo che Orbán ha esercitato con i suoi uomini, collocati in tutte le posizioni strategiche, sia sotto il profilo dell'amministrazione pubblica, sia nelle università, che nell'ambito dei mass media, è fortissimo. Non c'è dubbio che queste persone potrebbero tornare ad agire per bloccare le posizioni di Mayer. In caso di vittoria Magyar potrebbe anche assumere una posizione un po' più rilassata nei confronti dell'Ucraina a Bruxelles, ma quando poi tornerà a casa potrebbero rendergli la vita molto difficile, soprattutto nella governance interna… bisognerà vedere insomma, certamente sarà una bella sfida».
E se davvero Magyar vincesse cosa potrebbe succedere nell’immediato?
«Non ci sono certezze, ma una volta conosciuti i risultati, se fossero a lui sfavorevoli, Orbán potrebbe scatenare le piazze o rigettare il valore del voto. Il che potrebbe, in un modo o nell'altro, anche far cadere l'Ungheria in una guerra civile. È solo un'ipotesi, un rischio di cui si parla».
Quali conseguenze intravede sul piano europeo dopo queste elezioni?
«Bisogna tenere presente una cosa: nel partito della coalizione di Magyar ci sono persone che in realtà, come lui stesso, facevano parte di Fidesz. Potrebbero quindi, in qualche maniera, pagare certe spinte troppo europee, anche se faccio fatica a usare il termine “europee”, perché l'Europa ormai è profondamente divisa tra una prospettiva di integrazione e una sovranista. Il sovranismo è diffuso in molti partiti, domina il Parlamento europeo, cosa che una volta non era. Era il fulcro dell'integrazione, adesso non è più così, e non lo è neanche per la Commissione europea. Tranne la Spagna, ormai l’Europa è in larga parte sovranista, in misura maggiore o minore. Anche Germania e Francia hanno in larga misura ceduto su questo terreno. Per cui, alla fine, quello che potrà fare Magyar è assumere alcune posizioni più distese, un sovranismo più soft rispetto a quello estremo di Orbán o di Robert Fico, primo ministro slovacco e di Andrej Babiš, presidente del Governo della Repubblica Ceca, per intenderci, però non potrà andare più di tanto in là, secondo me. A meno che non riesca ad ottenere i due terzi dei voti e a questo punto fare un repulisti anche dei gruppi dirigenti nell'amministrazione pubblica, nelle università e nei media».
E il fattore Donald Trump?
«Bisognerà vedere cosa faranno gli Stati Uniti d'America di fronte a una sconfitta di Orbán, visto che JD Vance è andato a fare propaganda elettorale per lui, cosa che non si era mai vista. Quindi se Orbán perde quale sarà l'atteggiamento degli Stati Uniti verso l'Ungheria e l'Unione Europea? Quanto saranno condizionanti nei confronti di Mayar ad esempio? È tutto da vedere».