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Il presidente di Confabitare e candidato sindaco Alberto Zanni (foto Ansa)

 

«I writers vedono la “lavagna linda” e vanno subito a scrivere, ma insistendo con le pulizie si arriverà al punto in cui i muri non verranno più sporcati». A dirlo è Alberto Zanni, presidente dell’associazione dei proprietari immobiliari Confabitare e candidato civico a sindaco nelle elezioni comunali 2027. È il suo giudizio, critico perché lo ritiene tardivo, su uno dei punti del programma di riqualifica urbana del centro storico adottato dal sindaco Matteo Lepore. Si tratta di un insieme di interventi di pulizia e protezione dei muri che si concentreranno soprattutto sulle aree più affollate del quartiere universitario, da via Zamboni a via delle Belle Arti, passando per Piazza Verdi e via Petroni, ad esempio. La rete d’azione in seguito si allargherà ad altri spazi pubblici, come Piazza XX Settembre, uscendo così dai confini del centro.

Le parole di Zanni rilasciate a InCronac@ sul programma non lasciano spazio al dubbio, a proposito della sua posizione: «Il piano di riqualifica di Lepore dà un’immagine chiara del suo operato, ovvero quella dello scolaro che durante l’anno non fa niente, non studia, e l’ultimo mese si fa la secchiata per non essere bocciato. Questa è l’impressione data, perché lui ormai è sindaco da cinque anni e queste cose non le ha mai fatte, le ha messe in campo guarda caso a un anno dalle elezioni. È un brutto segnale».

Entrando di nuovo nel merito dell’annoso tema dei graffiti, che pesa da sempre sulla città, il candidato sindaco ribadisce la necessità di mettere in campo «un’intensa attività di pulitura continua. Dobbiamo essere consapevoli che quando si passa a pulire, il giorno dopo ci sarà di nuovo il graffito, perché i writers vedono la lavagna linda e quindi non ci pensano due volte a imbrattare. Però insistendo sulle pulizie, avendo una presenza costante, si arriva al punto che i muri non vengono più sporcati». Dunque una presenza fissa così da combattere il grafitaggio a tutta forza, senza dimenticare di porre, ricorda sempre Zanni, un maggiore controllo da parte dell’amministrazione, «in modo da non lasciar passare l’idea che a Bologna si può venire ed essere liberi di fare il bello e cattivo tempo, rimanendo impuniti».