CRANS MONTANA

Il memoriale per le vittime di Crans-Montana (foto Ansa)

«L’ho trovata in ottime condizioni, di buon umore, e ha detto che non vede l'ora di riavvicinarsi a casa», riferisce Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, parlando della giovane veterinaria riminese rimasta gravemente ferita nella tragedia di Crans-Montana.

«Immagino che la prossima settimana verrà trasferita in una struttura ospedaliera vicino a casa sua», afferma l’assessore.

Eleonora aveva condiviso qualche giorno fa una foto sui social (poi rimossa), in cui dichiarava di «combattere per guarire ogni giorno», ringraziando i medici del Niguarda di Milano (dove è attualmente ricoverata) e il supporto costante della famiglia e del fidanzato.

Nonostante una maggiore stabilità clinica, le condizioni della 29enne restano delicate e il percorso di recupero lungo e complesso. Secondo Bertolaso, «per i pazienti che hanno riportato ustioni saranno necessari trattamenti specialistici prolungati, anche in caso di condizioni generali migliori».

Mentre i coinvolti nell’incendio proseguono le cure nei reparti di terapia intensiva in tutta Italia, in politica c’è chi chiede che «la Regione Emilia-Romagna si costituisca parte civile nel futuro processo legato alla vicenda di Crans-Montana». È la richiesta di Pietro Vignali, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea legislativa regionale, esposta in un’interrogazione alla Giunta.

«L’Emilia-Romagna è stata coinvolta direttamente nella terribile strage di Crans-Montana con due vittime: una deceduta, il 16enne bolognese Giovanni Tamburi, e una gravemente ferita, la 29enne di Cattolica Eleonora Palmieri. Sarebbe giusto chiedere un risarcimento innanzitutto per il danno subito dalla comunità regionale: una vita spezzata e un’altra costretta a un lungo percorso di riabilitazione, con probabili conseguenze sulla vita relazionale e lavorativa», continua il capogruppo. E conclude: «Grazie a un forte e compatto interesse di parte italiana, si potrebbe spingere l’autorità giudiziaria svizzera a svolgere indagini più accurate, eliminando dubbi già emersi. Tra questi, il fatto che in Svizzera non siano ancora state disposte autopsie sui cadaveri. Un’operazione che invece sarà effettuata in Italia sui nostri connazionali grazie alla nostra autorità giudiziaria».

A tal proposito, venerdì 16 gennaio è prevista l’autopsia di Giovanni Tamburi. L’analisi, inizialmente in programma all’inizio della settimana, sarà eseguita dal medico legale Paolo Fais per stabilire con certezza le cause del decesso. Una notizia che la famiglia Tamburi ha accolto con profondo sconforto: Giuseppe, padre di Giovanni, ha definito «un altro dolore inutile» la riesumazione della salma del figlio. Al momento, i familiari non intendono partecipare all’esame né nominare avvocati o consulenti tecnici.