Fondi Ue

Il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla (foto Regione ER)

 

Il vicepresidente della Regione, con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla non nasconde l’entusiasmo per i risultati raggiunti con i fondi Pnrr. «Abbiamo gestito una somma di denaro enorme - dice - che ha portato innovazione e ha consentito l’inizio e la conclusione di progetti importanti». 

Vicepresidente, sono stati spesi bene questi soldi?

«Direi di sì. Ci siamo impegnati per aumentare gli investimenti sociali, ma anche quelli di stampo universitario. Abbiamo lavorato sulla ricerca e sullo sviluppo infrastrutturale creando sinergie tra pubblico e privato. Quindi, sì, siamo soddisfatti». 

Siete rimasti indietro in qualche settore?

«Guardi, i cantieri bloccati li si può contare sulle dita di una mano. E, generalmente, lo stop è dovuto più a problemi d’impresa che non a criticità nei tempi di gestione delle opere finanziate. Il vero problema, mi consenta di dirlo, è che il Pnrr ormai è finito. Siamo alle battute finali». 

Quindi?

 «Quello che voglio dire è che le risorse residue a livello nazionale sicuramente non riusciranno a spenderle. Se ci fosse la possibilità di fare degli switch, mi permetta di usare questo termine, noi ci candidiamo». 

 E quali sono le sfide più importanti da affrontare in questi ultimi mesi e soprattutto dopo, alla scadenza del Pnrr?

«La sfida più importante è quella di riuscire a costruire reti. Che per me sono i binari, i fili, la fibra, le strade. Sono tutti quei sistemi che diventano fondamentali per raggiungere la cosiddetta sovranità tecnologica. È da lì che si parte. Se c’è una forte debolezza nelle reti, si possono avere le idee migliori del mondo, ma si va poco lontano. Mi spiego meglio. Se io voglio stimolare l’acquisto e l’utilizzo di auto elettriche e poi non installo colonnine per la ricarica, non implemento i sistemi fotovoltaici, non realizzo tutto l’indotto essenziale per il funzionamento dell’elettrico, ecco, all’elettrico si arriverà con fatica. E tutto questo si collega a un grande tema da non sottovalutare».

Quale?

«La sostenibilità generale e la necessità di un piano industriale. Abbiamo bisogno di avere risorse per rigenerare i luoghi senza consumare nuovi terreni, ma ripristinando le aree che abbiamo per tramutarle in foresteria e in abitazioni, ne abbiamo bisogno come il pane. Ci sono talenti che se ne vanno all'estero anche perché spesso non siamo in grado di dar loro un pacchetto di tenuta per trattenerli. Non possono pagare un affitto che superi lo stipendio, non so se mi spiego. E poi la tenuta del mercato, che in questo frangente è fondamentale, con una rigenerazione urbana decisa che sia da stimolo anche per l’economia generale. Ecco, questo dobbiamo fare».