Città 30

L'europarlamentare Stefano Cavedagna (foto concessa dall'intervistato)

 

«Il Tar ha annullato Città 30, adesso chiediamo che il sindaco paghi direttamente con i suoi soldi i 300mila euro usati per la segnaletica». Questo l’appello di Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fratelli d’Italia, che ieri ha presentato un esposto alla Corte dei Conti denunciando il provvedimento sui limiti di velocità a 30 all’ora adottato dal Comune due anni fa e accusando la giunta di danno erariale.

Cavedagna, Lepore ha detto che Città 30 non si ferma e che è pronto a chiarire le cose con il Tar.

«Il fatto di non fermarsi e di non aver nemmeno fatto ricorso al Consiglio di Stato fa capire bene che sapeva di essere nel torto».

Da qui il vostro esposto.

«Esatto, noi di Fratelli d’Italia abbiamo deciso di fare questo esposto alla Corte dei Conti perché riteniamo questa misura, bocciata dal Tar, un ingente danno erariale. Infatti sono stati spesi ben 24 milioni di euro dei cittadini bolognesi, di cui 300mila solo di segnaletica. Ora è arrivato momento che il sindaco questi 300mila li paghi di tasca propria».

E cosa ne pensa del progetto Città 30 due, che individua 100 nuovi punti della città pronti per la riqualifica urbana e la messa in sicurezza?

«Penso che questo genere di cose prima dovrebbe chiederle ai cittadini. Su Città 30 non ha mai fatto un referendum. Un progetto del genere deve essere concordato con la popolazione. Alla fine, chi meglio dei cittadini stessi può spiegare quali siano i quartieri, le strade che necessitano di limiti di velocità calmierati?»

Come ritiene dunque le scelte di Lepore?

«Lepore compie scelte ideologiche, vuole che si faccia come dice lui, non c’è altro da dire».