bologna 2050
L'ex sindacalista ed ex assessore regionale Duccio Campagnoli (foto concessa dall'intervistato)
«Una bella iniziativa, ma il sindaco mi è sembrato solo in questo tentativo di leggere i problemi della città». Con questa impressione Duccio Campagnoli è uscito dal convegno in cui Matteo Lepore, due giorni fa, ha presentato il Terzo Piano Strategico Metropolitano, invitando gli amministratori e i consiglieri (anche dell’opposizione) che negli anni hanno governato Bologna. Campagnoli, ex presidente di Bologna Fiere, ex assessore regionale per lo sviluppo economico dal 1995 al 2010 ed ex dirigente Cgil, ha accolto con favore l’iniziativa e ha lanciato l’idea di un Senato degli anziani. La vecchia guardia in supporto all'attuale classe politica, per affrontare le sfide del domani.
Com’è stato partecipare al summit?
«Entusiasmante. Ovviamente era tutto simbolico, ma c’è stata una bella presenza di figure dell’ex giunta Guazzaloca. Ho apprezzato il discorso del sindaco, che non è stato paradigmatico, ma problematico. Centrato sui problemi che Bologna dovrà affrontare nei prossimi anni».
Quali?
«La demografia, il cambiamento climatico, il mondo del lavoro. Bologna è una città forte nel terziario, nei servizi, nel turismo, ma deve mantenere la sua vocazione industriale. Per farlo, ci vorrebbero più risorse della Regione, una pianificazione economica che porti i soldi davvero nei piani territoriali. C'è stata tutta una stagione in cui a Bologna c'era una crescita quantitativa che poi diventava immediatamente qualitativa. Adesso siamo in un momento completamente diverso, ma il sindaco mi sembra consapevole».
È stata una mossa politica, in vista delle elezioni?
«Ma io non credo, Lepore è stato molto coraggioso. Poi, per quanto mi riguarda, i guazzalochiani sono tutti amici, in fondo loro hanno interpretato un'idea della città molto collaborativa, assai diversa dalle opposizioni che si affacciano ora, dal popolo protestatario. Mi sembra che ci sia stata una corrispondenza, ognuno di loro ha detto delle cose molto giuste, come l'ingegner Giovanni Salizzoni che ha ripreso la questione del passante».
Salizzoni in un’intervista a InCronac@ ha detto che Bologna è meno attrattiva di altre città, dal punto di vista imprenditoriale. Che ne pensa?
«Non sono d’accordo. Adesso la Volkswagen è venuta a comprarsi la Ducati, no? Non mi sembra questo il problema. Bologna da qui al 2050 avrà sempre più bisogno di personale qualificato. Ma già adesso si rileva una difficoltà da parte delle imprese a trovarlo. Bisogna pensare come incrementare la formazione e il lavoro professionale, altrimenti Bologna sarà in carenza per il futuro».
È emersa qualche criticità agli Stati generali?
«Una cosa che ho segnalato è la questione del Tecnopolo. Tanti anni fa ho dato il mio contributo a pensarlo e realizzarlo, mi chiedo perché non ci sia una parte dell’Unibo là dentro, magari un pezzo della facoltà di ingegneria. Bisogna trovare il modo di avere un rapporto di ricerca e di collaborazione col tessuto produttivo bolognese e con le strutture di formazione. Un ponte tra il sistema produttivo e quello formativo. Non può esserci solo una retorica dell'innovazione, l’innovazione non è uno spirito che soffia sulle acque e che crea dal nulla. L’innovazione è qualcosa che va prodotto da noi».
In cosa consiste la sua proposta di creare un Senato degli anziani?
«In realtà era una battuta, in omaggio alla storia bolognese. Però in qualche modo ha sottolineato lo spirito con cui il sindaco effettivamente ha pensato a noi e alla nostra esperienza. Mi è sembrato, oltre che simpatico, anche interessante, discutere del futuro a partire dal passato».
Come vede la sinistra bolognese oggi?
«L'impressione che il sindaco ha fatto a me, e forse non sono l'unico, è che fosse un po' solo. La politica dovrebbe dargli una mano, esser un più elaborativa e consapevole dei problemi della città, altrimenti vedo un sindaco con i suoi strumenti di conoscenza e con il suo coraggio, ma isolato. Benissimo le mobilitazioni progressiste, ma la sinistra dovrebbe mettere anche un po' di pensiero, di elaborazione del rapporto con l'amministrazione. Aprirsi alle le grandi risorse intellettuali della città e sfruttarle. Mi viene in mente l’ex rettore Ivano Dionigi».
E a livello nazionale?
«Vedo un centrosinistra senza idee, progetti e risorse intellettuali. Se la gente non partecipa, è perché il partito non dà più delle risposte. Questo scarto noi vecchi lo sentiamo molto, perché veniamo tutti da esperienze di sindacato o di partito, siamo stati addestrati a un certo modo di fare amministrazione, che oggi andrebbe recuperato. Io penso che Lepore lo stia facendo, è soltanto, ripeto, un po' solo. Se penso al sindaco Zangheri, negli anni ’70, attorno a lui c'era una giunta che era fatta da un bel pezzo dell'Università di Bologna. Per quello ho voluto aiutare Lepore nel suo coraggio, proponendo di farci senatori di sua nomina. Saprà lui cosa fare. Intanto ci ha salutati dicendo: “È stato bello, rifacciamolo”».