4 marzo 1943
Malika Ayane sul palco dell'Arena del Sole (foto di Paolo Pontivi)
"Chissà...chissà domani, su che cosa metteremo le mani...", sembra quasi di sentirlo cantare, oggi con la sua voce, più viva che mai, Lucio Dalla, scomparso nel 2019 a Montreaux in Svizzera. La sua "Futura", del 1980 è attuale in modo sorprendente e ieri sera (4 marzo), per il suo compleanno, l'Arena del Sole l'ha festeggiato con tutti gli onori che a un'artista di quel calibro non possono in nessun caso essere risparmiati.
Come un inno alla Libertà, con la L maiuscola, cantato a gran voce dalla platea e dalle balconate, tra i ricordi dei tanti che l'hanno conosciuto, che ci hanno lavorato, o che l'hanno semplicemente incrociato nelle notti bolognesi sotto quei portici che amava, con una copia fresca di stampa del "Carlino" in mano, e nell'altra il suo cappuccino. Ha aperto la serata il Piccolo Coro dell'Antoniano con "Attenti al Lupo" e poi un flusso continuo di parole e di note. Paola Iezzi, con "Tu non mi basti mai" e "Se io fossi un angelo" e poi i premi "Ballerini", con Elisa Benatti, vincitrice della categoria Artisti, in una versione speciale di "Disperato erotico stomp".
Che poi è vero, "a Bologna non si perde neanche un bambino", e nei ricordi di Walter Veltroni, che ha recuperato il concerto perduto di DallAmeriCaruso, Lucio rivive sul grande schermo, come se non se ne fosse mai andato, con le sue collane, la vena poetica dissacrante che trasformava la realtà in un sogno, le sue bugie bianche e il genio di un uomo che, in fondo, davvero, di andarsene non ne aveva voglia. Come quei poeti che disegnano una realtà fatta a immagine e somiglianza di quello che più profondamente desiderano, «come un talismano - racconta Malika Ayane che ha cantato “Futura” - che possiede una carica energetica enorme. Lui è vivo e lotta insieme a noi, molto di più di tante persone che conosco. Bisognerebbe avere un estratto della personalità di Lucio da assumere ogni giorno, come un integratore e portarcelo nel futuro». Quel futuro che proprio Lucio aveva messo in musica in tante sue composizioni, con l'entusiasmo e la passione di un adolescente che sta per scoprire il mondo, l'amore, il sesso, la bellezza e il dolore.
«Ho incontrato Lucio tanti anni fa - dice Paola Iezzi - e quei momenti a casa sua sono stati incredibili. Voleva fare musica con me e mia sorella e ci siamo ritrovati a parlare con lui e Luca Carboni nelle stanze di via D'Azeglio. Un momento surreale, mi sembrava di sognare». Che poi, a dirla tutta, l'impresa in cui è riuscito Dalla ha proprio a che fare con il sogno, con la speranza di un mondo diverso nelle sue idiosincrasie, nel senso di libertà che dovrebbe pervadere il cuore e le azioni dell'essere umano, che ritorna tra le note di una canzone all'infanzia, a quel senso di stupore che Lucio stesso, a sentire chi l'ha conosciuto, non aveva mai perso. Al di là di qualsiasi semplicistica santificazione, fuori da ogni schema, come nel senso più profondo di una vita trascorsa tra il palcoscenico e i luoghi che amava, mentre dalle casse risuona la melodia di "Cara", del 1980, e "lontano si ferma un treno, ma che bella mattina, il cielo è sereno. Buonanotte anima mia. Adesso spengo la luce. E così sia".