REFERENDUM

Paolo Bolognesi, ex presidente dell'Associazione familiari vittime della strage alla stazione (foto Ansa)

 

«Immaginate se un domani ricapitasse una nuova strage come quella della stazione di Bologna. Pensate che con questa nuova legge si possa affrontare una situazione del genere e arrivare alla verità? Io penso proprio di no». Paolo Bolognesi, referente del Comitato "Società civile per il no al referendum" per Bologna ed ex presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 (85 morti e oltre 200 feriti), prende una posizione netta sul voto di fine marzo e lo fa richiamando le battaglie giudiziarie degli anni di piombo. «Quando si ragiona sulla riforma bisognerebbe partire dal ricordo delle vicende processuali che hanno portato a conoscere i retroscena delle stragi - continua Bolognesi - Considerando la storia recente, un testo di questo tipo va a indebolire la magistratura, che è quello che voleva la loggia massonica P2 di Licio Gelli con il suo Piano di Rinascita Democratica».

Bolognesi rivendica l'importanza di partire dal contesto storico quando si parla del referendum sulla separazione delle carriere e critica il continuo richiamo al contenuto del testo dei gruppi che promuovono il "Sì". «Questa insistenza nel voler parlare esclusivamente del merito della riforma è una truffa. Se il dibattito si limitasse a questo il 90 per cento delle persone non dovrebbe poter parlare della questione perché non possiede le competenze tecniche per capirne i dettagli». E sulle previsioni di voto è chiaro: «A Bologna vincerà tranquillamente il "No", è la mia percezione. Ho fatto molti incontri dove le sale erano piene di gente. Mi hanno fatto tante domande e penso che sia un buon segno».

Insieme a Bolognesi al Centro Costa di via Azzo Gardino è intervenuto anche l'avvocato Mauro Sentimenti, autore del libro "La giustizia e noi. La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere", che ha sostenuto le ragioni del "No" partendo direttamente dalle tecnicalità del testo.

«Le costituzioni sono dei campi di battaglia e la nostra è nata nel clima dopo la seconda guerra mondiale, dall'opposizione contro il fascismo. Io penso che l'impianto di questa riforma tradisca l'impostazione della nostra carta costituzionale. Sono sorpreso che molti che si professano liberali e riformisti spesso non si accorgano di questa evidenza», commenta Sentimenti, secondo il quale la proposta di modifica della Costituzione nasconderebbe il tentativo di delegittimare la magistratura.

«Proprio il merito della riforma – sottolinea Sentimenti riprendendo uno dei temi più cari ai comitati del "Sì" – racconta della volontà della politica di attaccare i magistrati attraverso l'aumento del peso dei consiglieri laici. Nei nuovi organismi collegiali la componente togata deriverebbe dal sorteggio mentre verrebbero garantiti dei margini per influenzare la nomina del resto dei membri».