arte contemporanea
Lorenzo Balbi, direttore del MaMbo (foto di Ludovica Addarii)
Si parla di un vero e proprio “modello Bologna” quando si guarda ad Art City. Un’espressione sostenuta dall’assessore alla cultura Del Pozzo e che riassume in modo chiaro il bilancio tracciato da Lorenzo Balbi, alla guida del MaMbo e direttore artistico della manifestazione, al termine di un’edizione che ha confermato il festival come motore culturale e urbano della città.
«Il bilancio è estremamente positivo», spiega Balbi, sottolineando come Art City abbia assunto nel tempo una forma sempre più definita.
«Questa è la nona edizione di cui mi occupo come direttore artistico e, rispetto agli inizi, il progetto è profondamente cambiato». Se in una prima fase l’obiettivo era soprattutto portare a Bologna un grande artista internazionale per attirare addetti ai lavori, cittadini e turisti, oggi la kermesse è diventata «una vera festa dell’arte contemporanea e un veicolo di promozione territoriale» continua Balbi.
Negli ultimi anni, infatti, la manifestazione ha scelto di valorizzare alcuni tratti idenditari della città, aprendoli al pubblico attraverso il linguaggio del contemporaneo. Due anni fa il focus era stato dedicato a Giorgio Morandi e ai luoghi morandiani, indagati attraverso il lavoro di artisti e artiste internazionali; lo scorso anno, invece, al centro c’erano state le dieci porte monumentali di Bologna, mostrate come “guardiani silenziosi” della storia urbana.
L’edizione di quest’anno, invece, ha scelto di concentrarsi sull’istituzione più immediatamente associata all’immaginario della città: l’università. Fondata nel 1088, tra le più antiche del mondo occidentale, l’Alma Mater non solo forma generazioni di studenti e studentesse, ma plasma da secoli l’architettura, l’urbanistica e il modo stesso di vivere Bologna.
«È un’istituzione centrale ma spesso invisibile - osserva Balbi - perché molti spazi universitari non sono accessibili, talvolta nemmeno agli stessi studenti». Attraverso Art City, e grazie al lavoro curatoriale condiviso con Caterina Molteni, il pubblico è potuto entrare in luoghi solitamente chiusi, trasformati in spazi espositivi da sette artisti e artiste internazionali. In molti casi si è trattato di nuove produzioni, pensate appositamente per dialogare con il contesto storico e architettonico degli spazi universitari, mettendo in relazione patrimonio e contemporaneità. Una scelta che ha trovato una risposta significativa da parte del pubblico. «Molti cittadini di Bologna hanno potuto visitare per la prima volta luoghi che avevano sempre solo immaginato o visto dall’esterno degli edifici», racconta Balbi. Ma il dato forse più rilevante riguarda l’età dei visitatori: «La media era quella di un pubblico molto giovane, studenti di altre facoltà, giovani arrivati da altre parti d’Italia e tanti turisti internazionali». Tutti gli eventi erano infatti gratuiti e questo ha contribuito fortemente ad ampliare la partecipazione, anche quella di visitatori di passaggio nel weekend, permettendo l’accesso a spazi e iniziative altrimenti non visitabili.
Oltre 300 gli eventi ufficiali inseriti nel calendario, a cui se ne sono aggiunti molti altri nati spontaneamente fuori dalla mappatura di Art City. «Il compito del MaMbo è quello di accendere una miccia - spiega il direttore del museo - stimolare l’attenzione verso le arti contemporanee e incoraggiare l’apertura di luoghi istituzionali, ma anche di spazi non convenzionali o solitamente chiusi».
Per quattro giorni Bologna si è trasformata in una città diffusa, un museo a cielo aperto all’insegna dell’arte contemporanea. «È stato bello attraversarla in bicicletta, imbattersi in spazi insospettabili e vedere code di persone in attesa di entrare per mostre, performance ed eventi», racconta Balbi.
Un impatto che non si limita al piano culturale. Come ha confermato Giovanni Trombetti, presidente di Federalberghi durante i giorni della manifestazione «gli hotel hanno registrato un’occupazione tra l’80 e il 90 per cento», a conferma del ruolo di Art City come attrattore turistico e fattore di crescita economica per la città.
Intanto lo sguardo è già rivolto al futuro. «Siamo già al lavoro sulla prossima edizione - conclude Balbi - con l’obiettivo di alzare ancora l’asticella e riportare a galla quella Bologna del contemporaneo che la città sa essere».