Formula 1

Il selfie con Andrea Kimi Antonelli all'uscita da scuola (foto Ansa)

 

«Ciao Kimi, possiamo fare una foto?». «Si, certo». Alla mia richiesta di un selfie, con la spontaneità di un adolescente qualunque, Andrea Kimi Antonelli si è concesso subito, con il sorriso di chi aveva appena lasciato alle spalle la tensione della prima prova di maturità. Una volta finita l’intervista con i giornalisti davanti ai cancelli del Salvemini, la scuola superiore di Casalecchio di Reno dove si era diplomato appena qualche mese fa, non è andato via di corsa, come di solita fanno le personalità. Anzi, è rimasto ancora qualche minuto a parlare del più e del meno con fan, compagni e cronisti, con la stessa naturalezza e disponibilità mostrate poco prima davanti alle telecamere.

Maglietta nera, jeans e zaino in spalla. Un ragazzo qualunque, si direbbe. E invece no, era lo stesso campione bolognese che oggi, a 19 anni sette mesi e quattro giorni, è diventato l’unico pilota al mondo ad aver vinto due Gran Premi prima dei 20 anni. Già in quel momento colpiva il suo modo di fare, così spontaneo e tranquillo, lo stesso che ora si può ritrovare nel ragazzo che sta riscrivendo la storia della Formula 1.

«È stata più stressante la prova di oggi piuttosto che dover resistere agli attacchi di Norris e Piastri», aveva confessato Antonelli quel 18 giugno 2025 all’uscita dell’Istituto tecnico economico statale di Casalecchio. Un diciottenne che poteva ben confondersi tra i compagni della sua stessa età, ma che a differenza degli altri, era atteso sulla soglia della classe da ammiratori e dai flash dalle telecamere di tutte le testate giornalistiche d’Italia.

C’è chi lo paragona a Valentino Rossi o Ayrton Senna, chi invece, rimanendo nel panorama dei campioni emiliano-romagnoli, lo associa alla figura di Alberto Tomba. Allora era “solo” una promessa, ma i presupposti per diventare una leggenda c’erano già tutti: la capacità di gestire le emozioni e parlare ai microfoni della stampa, nonostante la giornata d’esame fosse già di per sé una sfida da affrontare; nel modo in cui si fermava a rispondere, nella calma con cui parlava, non c’era nulla di costruito. Nessuna fretta, nessuna distanza. Solo educazione, disponibilità e la spontaneità di un ragazzo che ha stupito tutti i presenti con la sua gentilezza nei modi di fare. Nonostante la giornata pesante, ha dedicato un sorriso e un minuto del suo tempo per firmare autografi e scattare foto con i fan, le stesse immagini che il giorno dopo sono finite su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali.

Nelle sue parole non c’era la distanza tipica di chi si sente già arrivato. Un diciottenne umile, con i piedi per terra e la testa sulle spalle, puntuale nello studio e allo stesso tempo ambizioso: «Ero abbastanza teso per oggi perché comunque non ho avuto tantissimo tempo per prepararmi. Però devo dire che dai, ho fatto il massimo e credo che sia andata anche abbastanza bene. Tra il cento alla maturità o la vittoria in Austria? Facciamo tutti e due». Queste sono state le parole del giovane, capace di passare con naturalezza da un circuito ai banchi di scuola. Era lo stesso Kimi che ora, a distanza di nemmeno un anno, è arrivato in testa alla classifica dei piloti.

Finora il Mondiale di Formula 1 2026, ha visto corrersi tre Gran Premi, due dei quali conclusi con l’inno d’Italia sul podio. Il 15 marzo a Shanghai, Antonelli ha conquistato la sua prima vittoria diventando il secondo vincitore più giovane di sempre (dopo Verstappen), il più giovane "poleman" della storia della Formula 1, il più giovane a vincere partendo dalla pole e il più giovane autore di un hat-trick, completando nello stesso weekend pole position, vittoria e giro veloce. Due settimane dopo, il 29 marzo a Suzuka, ha fatto il bis dal momento che con il secondo successo consecutivo è diventato il più giovane leader del Mondiale di sempre, strappando il primato a Lewis Hamilton, battendo ogni record e scrivendo un pezzo di storia a bordo della sua Mercedes.

Eppure, guardandolo quel giorno fuori da scuola, tutto questo sembrava lontano. C’era solo un diciottenne tra tanti, con l’ansia per un tema appena finito e tanta voglia di fare bene.