Giappone

Kimi Antonelli dopo il Gp del Giappone (foto Ansa)

Sotto le Torri Andrea Kimi Antonelli è già amatissimo. Il segreto dell’"effetto Antonelli" risiede forse nel contrasto tra le velocità folli della sua Mercedes e la straordinaria normalità della sua vita privata. Mentre il mondo della F1 lo celebra, il ragazzo di Bologna resta ancorato alle radici. Dopo il trionfo in Cina, nessuna festa o chef stellato. Ad attendere il nuovo leader del mondiale a casa c'era un fumante piatto di gramigna al ragù preparato dalla mamma e una serata tranquilla con gli amici di sempre.

Ora, bissato il successo, con una prestazione magistrale a Suzuka, il giovane talento della Mercedes è balzato ufficialmente in testa al Mondiale di Formula 1. Un’impresa che inizia a profumare di storia dato che un pilota italiano non guidava la classifica di Formula 1 da vent'anni. Ma il dato che riscrive le statistiche è ancora più profondo: per ritrovare un azzurro capace di vincere due Gran Premi di fila bisogna risalire a ben 74 anni fa, ai tempi del mito Alberto Ascari nel 1952.

Partito dalla pole position, Antonelli ha dovuto gestire un avvio complicato: «La partenza è stata terribile, le dita sono scivolate sulla frizione», ha ammesso con l’onestà che lo contraddistingua. Tuttavia, la stoffa del campione è emersa nella gestione della gara. Complice una safety car provvidenziale e un ritmo insostenibile per gli avversari, Kimi ha dominato la scena precedendo sul podio Oscar Piastri e Charles Leclerc. Un ritorno ai vertici che sa di trionfo non solo per l'Italia, ma per un'intera città che spinge il suo campione verso un sogno che manca da troppo tempo. La Formula 1 ha ritrovato un protagonista assoluto e la sensazione è che l'epopea di Kimi sia appena all'inizio.