Art City

Abdoulaye Konaté, Koré Dougaw, 2013, tessuti (foto concessa dalla Fondazione Golinelli) 

 

C’è un modo per parlare di ecologia, migrazioni, tecnologia e conflitti senza semplificare, ma rendendo questi temi accessibili anche ai più piccoli. È quello scelto da Fondazione Golinelli con “I Preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi”, in programma dal 6 febbraio al 28 giugno. Si tratta di una mostra pensata come un viaggio nel mondo attraversando il tempo, capace di intrecciare arte, scienza e immaginazione.

Il secondo atto del percorso espositivo è dedicato alla Collezione Marino Golinelli. Opus Mundi riunisce oltre 50 opere d’arte contemporanea - molte delle quali presentate al pubblico per la prima volta - firmate da 43 artisti internazionali. Un corpus che nasce dalla passione per l’arte condivisa da Marino Golinelli e dalla moglie Paola Pavirani, e che oggi si trasforma in un racconto aperto alle nuove generazioni. Il percorso espositivo si sviluppa come una mappa non convenzionale del mondo, articolata in quattro sezioni: Africa, America del nord e del sud, Asia ed Europa. Non vengono seguiti confini geografici rigidi, ma l’attenzione si concentra sulle grandi trasformazioni della contemporaneità. Le opere parlano di transizione ecologica e digitale, di identità in movimento, di memoria e responsabilità collettiva, restituendo uno sguardo plurale e stratificato sul presente.

Nella sezione della mostra dedicata all’Africa, la materia diventa memoria: dalle sculture di Gonçalo Mabunda, realizzate con armi dismesse della guerra civile mozambicana, ai tessuti di Abdoulaye Konaté, che intrecciano tradizione e attualità, fino ai lavori di artisti come Ifeoma U. Anyaeji e Moffat Takadiwa, che trasformano gli scarti del consumismo globale in risorse simboliche. Un continente raccontato lontano da ogni stereotipo, come spazio di reinvenzione culturale. La sezione America mette in scena le fratture della modernità: migrazioni, crisi ambientali, tensioni politiche e spirituali attraversano le opere di artisti come Sara Rahbar, Alejandro Santiago Ramírez e il duo Lucy e Jorge Orta, dove l’arte si fa anche strumento di attivismo e di riflessione sul rapporto tra essere umano e natura. In Asia il tempo si stratifica e le opere dialogano con la storia senza lasciarsela alle spalle, come nei lavori di Reena Saini Kallat e Archana Hande sui confini e sulla globalizzazione, o nelle ricerche di Aung Ko e Nguyễn Thái Tuấn, dove il corpo e l’assenza diventano luoghi di resistenza e memoria. L’Europa chiude il percorso con una serie di esercizi di consapevolezza: dalle sperimentazioni sulla materia di Arcangelo Sassolino alle utopie radicali di Atelier Van Lieshout, fino alle riflessioni sul linguaggio e sulla partecipazione collettiva di Fabrizio Dusi e del duo Antonello Ghezzi, con l’opera Due gocce d’acqua nel mare dei cristalli liquidi” di Fabrizio Plessi dedicata a Marino e Paola Golinelli a chiudere il percorso.

Accanto all’esposizione, “Opus Mundi”, Fondazione Golinelli propone un ricco calendario di attività rivolte ai più – pensate per bambini e ragazzi dai 2 ai 13 anni - in programma nei fine settimana per tutta la durata della mostra. Visite guidate, laboratori, letture animate e percorsi interattivi pensati per stimolare il dialogo tra arte, scienza e tecnologia. Il percorso è arricchito anche da “REBORN — The Moment of Awareness”, un’esperienza immersiva in realtà virtuale che permette di entrare nelle opere e attraversare ambienti digitali ispirati alla collezione, oltre a performance, spettacoli teatrali e progetti di ricerca che coinvolgono artisti, scienziati e studenti. Con “I Preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi”, Fondazione Golinelli invita visitatori di tutte le età a osservare il mondo con lo stesso sguardo curioso e appassionato che ha guidato Marino Golinelli per tutta la sua vita: un approccio capace di tenere insieme arte e scienza, memoria e futuro, e di trasformare la mostra in un racconto aperto, da attraversare e condividere.