Il quindici

Il professore e scrittore Alberto Bertoni (foto Ansa) 

 

Ecco i riti scanditi del quotidiano, le vite interiori ed esteriori, e la porta della normalità che si apre costantemente al confronto col passato, decifrando così i geroglifici della memoria collettiva. Il poeta, nonché ex docente di Letteratura italiana contemporanea all’Alma Mater, Alberto Bertoni conduce il lettore nella sua ultima raccolta di versi, “Semplici abbandoni” (Einaudi), facendolo immergere in un calmo fiume di pensieri che ogni tanto tramuta la sua docilità in rapide che costringono alla riflessione attenta. Perché dal semplice gesto di andare a prendere il pane, un caffè o passeggiare lungo le vie di Modena, città natale dell’autore, si passa a rievocare le amicizie scomparse, eppure fuori dal tempo, stabili nell’etere dei ricordi; c’è persino l’episodio della nonna che dà a un Bertoni bambino un cucchiaino d’olio e il suo gusto intenso lo sconvolge tanto da giurare odio eterno a quell’alimento, preferendo sempre la grassa dolcezza del burro (si tratta della breve prosa intitolata “Odio l’olio”). E non manca no nemmeno rimandi alle guerre e ai miasmi soffocanti del Covid. In questi componimenti il dialogo fra passato e presente è come una partita a scacchi in cui ci si influenza a vicenda per ca pire dove mettere i piedi nella nostra odierna realtà complessa. Una realtà che risente ancora molto della pandemia cominciata nel 2020, di quelle città deserte e desolanti che hanno ispirato la creazione di “Semplici ab bandoni”. Bertoni mostra qui una novità formale rispetto alle precedenti produzioni, ovvero una scorrevolezza praticamente quasi mai bloccata da sezioni (ce ne è una sola, “Requiem”, dedicata a personaggi che non ci sono più, alla morte, il grande abbandono). Ciò alleggerisce la comprensione delle poesie, ben costruite, ragionate, “alla mano”, dando modo a chi legge di vivere l’abbandono delle cose, degli eventi usciti fuori dallo ieri per sussur rare all’oggi, in una sfida temporale che sa di eterno ritorno.

 

La recensione è tratta dal n. 21 di "Quindici" del 4 giugno 2026