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Il presidio della Fiom davanti alla Bonfiglioli (foto Dire)

 

Robot al posto dei lavoratori. Non è più solo una puntata della serie tv “Black mirror”, ma la dura realtà che rischia di mettere alla porta una settantina di lavoratori di BCube, azienda che si occupa – in appalto – della logistica dei magazzini della Bonfiglioli, storico produttore bolognese di riduttori. Ma c’è di più. Il sindacato Fiom-Cgil è stato infatti diffidato dal tenere la conferenza stampa (indetta per oggi) davanti allo stabilimento. L'incontro con i giornalisti è stato poi spostato all'esterno degli spazi privati dell’azienda.

Dopo lo scontro tra BCube e la presidente del colosso dei riduttori e di Confindustria Emilia, Sonia Bonfiglioli, oggi l’azienda ha comunicato «la necessità di prendere in carico alcune attività di logistica di magazzino attualmente affidate a BCube». E si è svincolata dalle accuse di comportamenti antisindacali. «La decisione di interrompere il rapporto con BCube – ha sostenuto l’azienda – si è resa necessaria a seguito di alcune verifiche che hanno evidenziato situazioni non conformi agli standard aziendali di qualità e corretta gestione dei materiali».

Durante lo sciopero indetto da Cgil-Fiom, Uilm e Usb lo scorso 29 maggio, l’azienda aveva sostituito i lavoratori di BCube con personale interno. Dopo le polemiche, Bonfiglioli ha precisato che l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori «sanziona esclusivamente le condotte del datore di lavoro dirette a impedire o limitare l’esercizio della libertà sindacale, dell’attività sindacale o del diritto di sciopero dei propri dipendenti. Eventuali lavoratori scioperanti, dipendenti dall’appaltatore, possono quindi legittimamente essere sostituiti da personale già in servizio del cliente».

Tra le questioni sul tavolo, anche l’automazione del magazzino. Il sindacato ha lamentato come, dopo otto incontri, non si sia ancora trovata una soluzione al riguardo, nonostante le promesse dell’azienda.

Il Pd di Bologna, intanto, si è schierato dalla parte dei lavoratori. Per Andrea Gaddari, responsabile Lavoro e professioni del partito, «la sostituzione dei lavoratori in sciopero e il divieto di tenere conferenze stampa in prossimità dell'azienda rappresentano una chiusura e un arretramento. In Emilia-Romagna non facciamo così».