Il Quindici

Helena Bonham Carter nei panni di Lady Caterham (foto Ansa) 

Ronda, 1920. In un piccolo paesino dell’Andalusia un uomo viene ucciso da un bue inferocito. Cinque anni dopo, durante un ricevimento in una villa inglese, il giovane Gerry Wade (Corey Mylchreest) viene trovato morto nella sua stanza. Quello che sembra un semplice incidente legato all’assunzione di un sonnifero si trasforma presto in un intreccio di lettere anonime, società segrete e i misteriosi “sette quadranti”. A indagare sarà Lady Eileen “Bundle” Brent (Mia McKenna-Bru ce), giovane, impulsiva e determinata, spinta a scoprire la verità dall’affetto che provava per Wade. La miniserie Netflix prova a modernizzare Agatha Christie con una protagonista femminile diversa dai classici Hercule Poirot e Miss Marple: una giovane donna fin troppo moderna per gli anni ’20. Il problema però, nonostante lo sforzo, è che manca completamente l’atmosfera autentica dell’Inghilterra di Christie. Ci sono gli stereotipi: le tazzine di tè, le ville immense, i prati verdi, l’aristo crazia e i ricevimenti eleganti, ma non c’è mai davvero quel senso di mistero cupo e raffinato tipico dei migliori adattamenti dell’autrice. Manca soprattutto quell’altezzosità caratteristica dell’upper class inglese che dovrebbe emergere naturalmente nei dialoghi e nei comportamenti dei personaggi e soprattutto, quel pizzico immancabile di dark humor che caratterizza lo spirito britannico. Basta davvero mettere qualche tazzina di tè caldo e costruire la brutta copia femminile di Sharlok Holmes, con tanto di classico trench da investigatore, per dare credibilità a un prodotto del genere? Eppure, qual che elemento positivo c’è. Mia McKen na-Bruce regge bene il ruolo di Bundle e dal punto di vista tecnico la serie è curata, soprattutto nei costumi e nel le scenografie anni ’20. Il problema principale resta il ritmo: le tre puntate scorrono lentamente e solo nel finale si intravede qualcosa del vero spirito del la madre del giallo, con il classico colpo di scena capace di ribaltare completamente le convinzioni dello spettatore.

 

La recensione è tratta dal n. 20 di "Quindici" del 21 maggio 2026