musica
Francesco Guccini (foto Ansa)
«Opera Guccini è un progetto che mi ha incuriosito molto sin da subito ed è stato indubbiamente un salto notevole». Francesco Guccini lo si raggiunge ancora con il numero di telefono fisso, una rarità in questi anni di chat, chip e cheap. Quello 0573 che è prefisso di Pavana, piccola frazione di Sambuca pistoiese in Toscana a quattrocentonovantuno metri sull’Appennino dove si parla ancora il dialetto bolognese montano alto.
Un’altra rarità che Francesco Guccini custodisce gelosamente nella casa della sua infanzia quando la provincia era quella di Firenze. Per tutti il "Maestrone", che a lui fa ancora un certo effetto. Lui che insegnò anche l'italiano in college americano, lui che mise in musica la follia del terrorismo, perché è davvero così, impagabile e implacabile «la storia ci racconta come finì la corsa. La macchina deviata lungo una linea morta, con l'ultimo suo grido d'animale, la macchina eruttò lapilli e lava», nell'indimenticabile Locomotiva del 1972, in quell'aria frizzante e disperata del fermento anarchico, donato a otto minuti di brano che lascia i suoi segni in chi ascolta. Ancora oggi.
E alla vigilia dell’Opera, in scena al Teatro Duse di Bologna a ottobre, con l’orchestra del Comunale e la direzione di Alessandro Nidi, Francesco con la sua voce roca e l’inconfondibile erre moscia risponde al secondo squillo.
Usa la metafora del salto per sconfiggere quel pregiudizio di intoccabilità tra musica alta e musica bassa, come se fossero piani di un grattacielo e inutili birignao dei casti e puristi che non sia mai a contaminare la classicità con la modernità e la contemporaneità.
«Eh no, è stato proprio un salto eccome. Direi notevole. Dalla mia musica cantautorale "leggera" alla musica sinfonica, una bella soddisfazione o un coronamento, chiamatelo come volete, che si combinano con la curiosità e che si uniranno a testi che ho scritto e consegnato a Giorgio Comaschi».
Così sul palco ci sarà la sua vita, gli aneddoti di quelle serate trascorse nelle osterie di una Bologna sempre più rara, «lungo le strade che non portano mai a niente, cercare il sogno che conduce alla pazzia, nella ricerca di qualcosa che non trovano, nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate».