Musica
La locandina di Opera Guccini in scena al Duse dal 29 ottobre
«Giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo. E un cazzo in culo e accuse d'arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta». Bene, immaginatevi l’Avvelenata suonata da un’orchestra sinfonica, magari quella del Comunale di Bologna, magari nella cornice mezza liberty e mezza art déco del teatro Duse, magari con la direzione di Alessandro Nidi e con gli interventi narrativi di Giorgio Comaschi. Immaginazione che, insomma, diventerà realtà il 29, il 30 e il 31 ottobre con la prima messa in scena di “Opera Guccini”, una rilettura in chiave lirico-sinfonica di alcuni dei brani più rappresentativi del cantautore modenese.
«Al Comunale - dice la sovrintendente Elisabetta Riva - stiamo cercando di aprire spazi di incontro tra linguaggi, mondi e pubblici diversi, senza paura di mescolare le cose quando hanno un’anima vera. Abbiamo scelto come spazio il Teatro Duse perché è un luogo profondamente emblematico per la città e anche per lo stesso Guccini: ci sembrava il contesto naturale per rafforzare questo dialogo tra spazi, pubblici e immaginari diversi. Guccini appartiene profondamente all’immaginario emotivo di tante persone e tante generazioni, e portarlo vicino al mondo dell’opera significa anche ricordarci che la musica, prima di tutto, deve saper parlare alle persone in modo diretto, autentico e umano».
L’originalissima idea è di Flaco Biondini, storico chitarrista di Guccini che con lungimiranza si è rivolto ad Alessandro Nidi, che un po’ di dubbi li ha avuti. «Mi chiama Biondini e mi dice: “Ma perché non lavori sulle canzoni di Francesco?” Beh, non lo so, proviamo. E invece ecco la sorpresa. soprattutto su alcune canzoni la cosa è veramente sorprendente ed è stato molto divertente perché molti brani di Guccini hanno un germe classico che risale addirittura alla musica del XVII secolo, alla musica romantica. Certamente, quello che si ascolterà sarà molto diverso, ma tutto, e dico proprio tutto, viene dalle straordinarie composizioni di Guccini».
E allora le voci di Claudia Ceraulo, Michele Gianquinto e Simone Fenotti, le chitarre proprio di Biondini e il sassofono di Antonio Marangolo consentiranno alla musica colta di sfondare finalmente le barriere del pregiudizio e del purismo, in quell’intensità e popolarità della musica cosiddetta leggera che si unisce ai racconti, agli aneddoti e alle curiosità narrate sul palco da Giorgio Comaschi. «È una cosa bellissima - dice - e ho aderito con entusiasmo al progetto. Abbiamo capito che in fondo Francesco è lirico, nelle sue musiche e nelle sue canzoni. Se senti “l’Avvelenata" cantata da un tenore rimani di stucco perché assume un altro colore, un altro sapore, pur sempre rispettando naturalmente la sua musica di fondo. É un’operazione bellissima, direi molto raffinata, e io cercherò di fare arrivare al pubblico tanti episodi che ho vissuto insieme a Francesco, le tante vacanze passate in compagnia. E ci si farà anche qualche risata».