commercio
Enrico Postacchini (foto ufficio stampa Confcommercio)
«La città riparta da sicurezza e pulizia. Tra cinque anni sogno una Bologna in cui commercio, terziario, servizi sono centrali nello sviluppo urbano». È l'auspicio di Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna e di Ascom Bologna, intervistato da InCronac@ sul tema della desertificazione commerciale - con oltre ottomila negozi chiusi in dieci anni nella regione, 1.482 nella città metropolitana - e le sue possibili soluzioni.
Presidente, il report di Nomisma ha confermato una tendenza raccontata anche dai dati pubblicati dal vostro osservatorio a novembre 2025. La chiusura di migliaia di negozi e l’aumento degli addetti nel settore commerciale certificano la fine della piccola bottega familiare a favore delle grandi catene?
«Non necessariamente. Su Bologna il ricambio c’è: magari chiudono piccole attività e aprono subito dopo attività medie - dunque non della grande distribuzione - società di servizi o di altro genere che assorbono nuove persone. Quindi il dato sui negozi non è negativo per quello che riguarda Confcommercio, ma è un numero assoluto, cioè generale. Noi, ad esempio, abbiamo un saldo attivo di imprese associate perché magari calano alcuni generi, mentre altri vanno bene. Non nego certamente che la qualità del turnover non sia sempre ottimale».
A marzo avete condiviso sui vostri canali il “Progetto Cities", un elenco di proposte a livello nazionale contro la desertificazione. Su cosa si stanno concentrando le 12 città partecipanti, tra cui Bologna?
«Abbiamo affidato loro dei compiti di sensibilizzazione su temi come le energie rinnovabili e la rigenerazione dello spazio pubblico, senza dimenticare un’attenzione particolare alla mobilità intelligente e la preservazione delle botteghe storiche. Tutti aspetti che si intrecciano con la sensibilità di “Cities”, che mira alla rigenerazione urbana, non solo dal punto di vista del mattone, quindi alla rieducazione urbanistica e edilizia, ma anche da un punto di vista della qualità della vita di un’area della città».
In Emilia-Romagna solo Bologna si sta muovendo verso questa direzione?
«Le due torri per ora fanno da capofila, ma da quanto so anche Ferrara e Parma stanno sperimentando soluzioni coerenti con il nostro programma».
Avete in cantiere altri progetti specifici riguardo queste aree di interesse?
«Certo, il 21 maggio saranno presentati in anteprima una serie di progetti congiunti privati-pubblici che abbiamo realizzato per concorrere al bando della regione sull’economia urbana. Si tratta di iniziative che si rifanno alla vecchia esperienza della legge 41 (varata 25 anni fa per la riqualificazione e valorizzazione del commercio nei centri storici, ndr), ma legate anche allo stesso progetto Cities. Le attività proposte si incroceranno su ogni territorio con i progetti di finanziamento delle regioni, dando così un contributo al comune nella realizzazione dei cosiddetti hub».
Tra le tante variabili a mettere in difficoltà i piccoli negozi figura anche il caro affitti, pensa che un canone concordato con tassazione agevolata potrebbe essere utile a salvarli?
«È un’idea da tenere in considerazione, ma va pensata sia dal lato dell'affittuario che del locatore perché il vantaggio deve essere duplice».
Si parla spesso di normative che pesano sui negozianti. A cosa ci si riferisce?
«Alle norme legate all’usabilità e alla sicurezza, che la grande azienda non ha difficoltà ad affrontare mentre la piccola - che ha meno risorse - fatica a reggere».
Di recente in un'intervista ha detto che Bologna non è peggiorata, ma è più complicata da governare. Immaginandola tra cinque anni, che modello di città commerciale vorrebbe vedere realizzato?
«L’auspicio è di vedere il commercio, il terziario, i servizi al centro della vita urbana perché sono quegli elementi che fanno la differenza sulla flessibilità della città. Senza escludere il turismo, che piaccia o meno, riempie le città, rifornendo i negozi».
Quali sono le priorità da cui deve ripartire la città?
«Dalla sicurezza e dalla pulizia, poi chiaramente viene la rigenerazione vera e propria che prevede tutti gli altri provvedimenti necessari».
Una curiosità. Lei ci va ancora in negozio?
«Tutti i giorni!».