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 Carlo Galli (foto concessa dall'interessato)

 

Carlo Galli, politologo e già parlamentare, è convinto che gli attacchi verbali del Presidente Usa Donald Trump contro la nostra presidente del Consiglio non porteranno a serie conseguenze, né nella politica estera italiana né in quella interna. «Non è stata Giorgia Meloni la protagonista di questi giorni, ha subito le scelte da oltre oceano. Gli italiani lo hanno visto molto bene», spiega. Il vero nodo per Galli sarà la crisi energetica causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz e la gestione che ne farà l’esecutivo, perché se la situazione dovesse diventare critica, gli elettori presenteranno il conto nel 2027. Intanto i più recenti sondaggi danno il consenso per il governo in calo del 13% e sottolineano una dilagante insoddisfazione nei confronti dell’attacco israelo-americano contro l’Iran.

 

Professor Galli, a livello di consensi interni, Meloni guadagna o perde dalla lite con Trump?

«Il punto non sono Trump e le sue dichiarazioni. Il punto per gli italiani è la crisi energetica, l’aumento dei prezzi. Qualunque sia il rapporto fra Roma e Washington, se i carburanti continueranno a salire e si arriverà a una vera recessione, che Meloni sia in buoni rapporti o meno con la Casa Bianca a nessuno importerà. Anche se dovesse aver completamente
rotto con lui, gli elettori non le perdonerebbero la colpa di essere stata al suo fianco in precedenza».

 

Ma i sondaggi dicono che nelle ultime settimane il governo ha già perso molta approvazione.

«Teniamo sempre a mente che un sondaggio è un sondaggio, dunque un’approssimazione. Ma supponendo che sia corretta, non credo che il litigio con Trump aiuterebbe in ogni caso a recuperare la fiducia degli italiani, per due motivi. Primo, è Donald che si è allontanato, non Meloni (tranne che sulla questione del Papa). Secondo, è un evento che ha un carattere molto più simbolico e scenografico che fattuale. Le azioni da parte del nostro Paese di opposizione alla guerra c’erano già state: non sono state inviate navi, non è stata concessa Sigonella agli aerei americani, tutto nel pieno rispetto degli accordi che ci legano agli Stati Uniti. Cambiamenti significativi nella politica internazionale e nel gradimento non ci sono stati prima, non vedo perché dovrebbero esserci ora».

 

Anche nel quadro di tutti gli eventi di questi giorni, come il non rinnovo del patto per la difesa con Israele e l’intesa invece con Zelensky?

«Sull’Ucraina Meloni è sempre stata coerente, da quel punto di vista nessuna novità. Certo, si vedrà presto se la crisi energetica ci spingerà di nuovo tra le braccia del petrolio russo. Con Israele invece è saltato il rinnovo automatico del patto, il che può indicare una volontà di annullare l’accordo o anche solo di rinegoziarlo. Se l’obiettivo è fare ammenda per quella che molti considerano una colpa di Meloni, l’incondizionato appoggio a Tel Aviv, non funzionerà. Gli italiani non perdonano quelli che sbagliano, anche se poi chiedono scusa. Anche in questo caso non si tratta di un cambio di rotta eclatante».

 

Perdere il canale privilegiato con Trump ci riavvicinerà all’Europa?

«Anche se Meloni è lontana dall’essere una destra antieuropea, Francia e Germania non sono ben disposte nei nostri confronti, e hanno sempre guardato dall’alto in basso il sud del continente, anche se Macron è al tramonto e Mertz è il leader mondiale col gradimento pubblico più basso. È un problema, perché l’Italia oggi ha un grande bisogno della cooperazione degli altri Stati membri».

 

Perché?

«Il governo è alla disperata ricerca di risorse per tenere a bada i prezzi e arginare la crisi di Hormuz. Per questo vorrebbe ottenere una scucitura delle strette maglie del vincolo di stabilità come avvenne per il Covid, in modo da sforare il debito e tamponare la crisi prima che il collasso avvenga e non dopo, come prevederebbero le normative comunitarie. L’incubo è sempre quello, la stagflazione, stagnazione più inflazione».

 

E se l’Europa non dovesse collaborare?

«In quel caso penso che l’Italia agirà di testa sua, superando i limiti anche senza permesso. Probabilmente in quel modo Meloni riotterrebbe molti dei consensi persi».